L’ALTRA CAPITALE

di - 3 Aprile 2008
È senz’altro un momento interlocutorio per il mercato dell’arte, visto quanto sta accadendo in primis nell’area nordamericana, dove la recessione comincia a farsi palpabile. Non per questo, però, le fiere accennano a diminuire. Magari è il volume di denaro che circola a ridursi, ma le fiere in quanto tale proliferano quasi al pari di Biennali e consimili. E l’Italia, il Paese dalle decine di aeroporti e università, non è da meno nella moltitudine di fiere d’arte contemporanea.
In questo scenario, Miart ha sempre avuto un ruolo di primo piano. Con Artissima a inaugurare la stagione, con la sua vocazione per il contemporaneo “spinto”; con Bologna, che inaugura l’anno solare, che -almeno un tempo- aveva il suo placement nell’affiancare al contemporaneo un settore più che ragguardevole dedicato al moderno, e che resta fondamentale per gli scambi e le vendite. Senza dimenticare la neonata fiera veronese, specificamente devota alle gallerie italiane e rivolta a un collezionista di medio livello, appassionato e magari affacciatosi non da troppo tempo sulla scena.

Negli ultimi anni, tuttavia, non si può negare che la rassegna meneghina abbia dimostrato una certa stanchezza. E ciò da ogni punto di vista, dal ventaglio di gallerie presenti al volume degli scambi, dal numero di vistatori alla qualità dell’offerta. E ora, con la fiera capitolina reduce da un esordio incoraggiante, la situazione rischia di essere ancor più delicata. Poiché non solo le gallerie italiane e straniere dovranno scegliere quando e dove presenziare, ma soprattutto perché la stessa fiera di Roma il prossimo anno sarà sostanzialmente in coincidenza con quella di Milano. Senza dimenticare il contesto internazionale, che vede Armory e “satelliti” svolgersi appena una settimana prima e, almeno quest’anno, la Biennale di Berlino che inaugura nel medesimo weekend.
Tutto ciò deve servire da stimolo però e non come argomento per dichiararsi sconfitti prima ancora di iniziare la battaglia. Perché gli aspetti positivi non mancano, tutt’altro. A partire dal fatto -la notizia è freschissima- che Milano ospiterà nel 2015 l’Expo. Che sullo stesso terreno dove ora sorge la fiera campionaria fra qualche anno ci saranno tre nuovi edifici firmati da archistar, e fra di essi quello di Daniel Libeskind ospiterà il tanto atteso Museo d’Arte Contemporanea.

Guardando al presente, chi si recherà a Milano troverà un’offerta di mostre temporanee senza eguali o quasi nel panorama italiano. Mostre in gran parte “istituzionali”: si va da Francis Bacon a Giacomo Balla, da Jan Saudek a Joel Peter Witkin, fino a Liliana Moro per l’inaugurazione del Docva. E, giusto per citare uno spazio museale privato, da Forma è allestita una notevole retrospettiva di Richard Avedon.
Da segnalare inoltre la rassegna (con)Temporary Art, ossia un progetto che coinvolge una trentina di location in Zona Tortona. Sì, proprio il cuore del FuoriSalone che si terrà fra appena una quindicina di giorni. Il focus è sull’arte più giovane, prodotta nell’ultimo quinquennio. Mentre si passeggia per Milano, vale infine la pena di dedicare qualche ora a seguire le oasi artistiche di Miraggi. Ci si sposta verso il centro e, per l’iniziativa coordinata di MiArt e dell’Assessorato all’Arredo Urbano, si troveranno opere allestite in luoghi simbolo della città.

Fra vernissage e shopping, visite alle mostre e immancabili tavolate di art addicted, il cuore del weekend resta però MiArt. Alla Fiera Milano City, almeno finché non si migrerà nel nuovo polo di Rho-Pero.

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MiArt 2007

m.e.g.

[exibart]

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