LANUGGINOSO BUREN

di - 6 Giugno 2008
È lassù, sui tetti dello storico lanificio, che sventolano centotrentacinque drappi di tessuto velico realizzati da Daniel Buren nel corso del 2007. La tavolozza abbraccia sette tonalità, dal verde all’azzurro, che con il movimento assumono un colore unico, variabile in base alle condizioni climatiche.
Entra in punta di piedi nel panorama della cittadina piemontese questo nuovo progetto voluto dall’istituzione non profit della famiglia Zegna, finalizzato al coinvolgimento dell’intera popolazione di Trivero in un incontro ravvicinato con l’arte contemporanea. All’Aperto avrà cadenza annuale: il prossimo artista invitato è Alberto Garutti.
Del resto, a partire dagli anni ’30, lo stesso Ermenegildo Zegna -è lui che fondava la ditta nel 1910- dava vita a una serie di iniziative per migliorare la qualità della vita dei concittadini, in gran parte dipendenti dell’azienda. “A disegnare la Conca dei Rododendri è stato chiamato uno dei massimi architetti italiani del paesaggio, Piero Porcinai”, spiegano all’unisono i curatori Andrea Zegna e Barbara Casavecchia. Oggi da Trivero parte un’oasi protetta che si estende per cento chilometri. Il risultato di questi interventi è un modo diverso di fruire l’ambiente, per tutti. Noi vorremmo proseguire sugli stessi binari, dischiudendo nuovi modi di vedere e, quindi, di vivere quest’area, senza creare l’ennesimo parco della scultura, ma piuttosto sviluppando degli interventi dall’impatto ridotto, focalizzati sul concetto di visibilità e percezione, che spingano gli spettatori a intraprendere delle ‘esplorazioni’ individuali”.
La scelta dello stabilimento per questa prima installazione permanente risveglia la memoria storica: “È da qui che il nonno iniziò l’attività con i suoi otto telai”, ricorda Andrea Zegna. Pur non essendo accessibile, la copertura dà visibilità anche in lontananza all’opera che, grazie alle componente cromatica e alla specifica tecnica (ogni bandiera è realizzata in resistente fibra sintetica e svetta su un’asta d’acciaio alta sei metri, zavorrata da un cassone metallico riempito di sabbia), si manifesta come “nota di colore in movimento”.
Chi meglio di Buren, che ha fatto del site specific la chiave di tutto il proprio lavoro, per iniziare?”, si domanda Barbara Casavecchia. “L’artista utilizza le bandiere da sempre, perché sono un supporto duttile per il suo ‘outil visuel’ -a bande bianche da 8,7 cm- fatto per stare sotto gli occhi di tutti, fin da quando nel ’73 fece proseguire la sua mostra alla John Weber Gallery di New York fuori dalla finestra, stendendo un ‘ponte’ di 19 tele sopra alla strada”.
Se in altri contesti l’intervento del francese può assumere specifiche valenze simboliche -al Cassero di Poggibonsi, ad esempio, le bandiere neutralizzano la carica bellica propria dell’architettura militare, trasformandola in un saluto di pace- a Trivero, lo scopo è puramente artistico.

Penso che le bandiere siano un buon modo per utilizzare un materiale molto interessante, trasparente, mobile, come la tela”, afferma lo stesso Buren, “che gioca col colore. E visto che sono collocate all’esterno, perché la bandiera è pensata per stare all’aperto, giocano anche con la luce del sole, il cielo, la pioggia, le nubi… Contrariamente a un quadro appeso al muro di un museo, sempre uguale, questi lavori continuano a cambiare, da un giorno all’altro e da una stagione all’altra”.

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manuela de leonardis


Inaugurazione sabato 7 giugno 2008
All’aperto – Daniel Buren – Le banderuole colorate, lavoro in situ, 2007, Trivero
a cura di Andrea Zegna e Barbara Casavecchia
Lanificio Ermenegildo Zegna
Via Marconi, 23 – 13835 Trivero (BI)
Info: www.fondazionezegna.org/allaperto

[exibart]

Nata a Roma nel 1966, è storica e critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente. Con Postcart ha pubblicato A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (2011), A tu per tu con i grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (2012); A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia - Vol. III (2013); A tu per tu – Fotografi a confronto – Vol. IV (2017); Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (2013), progetto a sostegno di Bait al Karama Women Center, Nablus (Palestina). E’ autrice anche Taccuino Sannita. Ricette molisane degli anni Venti (ali&no, 2015) e Isernia. L’altra memoria – Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano” (Volturnia, 2017).

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