Le mappe contemporanee di Simona Bonetti a Palazzo Fava Marescotti di Bologna

di - 20 Gennaio 2026

In occasione di ART CITY Bologna 2026 e della ART CITY White Night, nel calendario che accompagna Arte Fiera, aprirà al pubblico dal 29 gennaio INTRECCI: l’Universo come Specchio, mostra di Simona Gabriella Bonetti ospitata negli spazi di Palazzo Fava Marescotti, sede della Croce Rossa Italiana – Comitato di Bologna. Il progetto, curato da Silvia Evangelisti, propone un confronto diretto tra la ricerca dell’artista e il ciclo di affreschi tardo manieristi di Cesare Baglione nella Sala del Camino, ambiente simbolico e rappresentativo del palazzo.

La mostra si articola in due percorsi distinti ma interconnessi, entrambi ispirati ai temi iconografici della decorazione storica della sala. Il primo prende avvio dai luoghi dell’Antico Testamento raffigurati nel fregio, il secondo dalle costellazioni dello Zodiaco dipinte nel soffitto a cassettoni. In questo doppio movimento, la pratica di Bonetti, artista milanese, di adozione romana, innesta una stratificazione simbolica complessa, intrecciando tempo storico, cosmologia e geografie interiori.

Come scrive Francesca Castria, Referente Beni Storici e Artistici della Croce Rossa Italiana – Comitato di Bologna, «Le opere di Simona nascono da un dialogo diretto con gli affreschi del piano nobile: il suo linguaggio visivo interpreta e attualizza gli episodi biblici del fregio nella Sala del Camino e le simbologie del soffitto astrologico. Un patrimonio prezioso che torna a vibrare grazie all’incontro con l’arte contemporanea». Il contesto architettonico e decorativo di Palazzo Fava Marescotti, costruito nel XVI secolo per il mercante Giacomo Fava su progetto di Antonio e Francesco Morandi detti i Terribilia, diventa così parte integrante del percorso espositivo, rivelando la ricchezza del ciclo pittorico del Baglione, artista a lungo rimasto ai margini della storiografia e oggi rivalutato per la sua straordinaria versatilità figurativa.

Nel Salone del Camino, le otto scene bibliche tratte dall’Antico Testamento e riferite ai Dieci Comandamenti dialogano con le opere di Bonetti attraverso un sistema di rimandi iconografici e concettuali. I luoghi del Vicino Oriente Antico diventano il punto di partenza per una prima serie di lavori realizzati su antiche mappe geografiche, mentre i segni zodiacali e i miti del soffitto suggeriscono una seconda serie costruita su una mappa del cielo settentrionale, utilizzata come sfondo simbolico.

Al centro della ricerca di Bonetti vi è una tecnica brevettata dall’artista, l’intreccio su carta, che fonde due immagini identiche in un’unica figura bidimensionale attraverso un paziente lavoro manuale. «Realizzo due disegni esattamente identici per dimensioni, tratto e posizione sulla mappa; ciascun disegno viene posizionato nello stesso punto all’interno della mappa con gli stessi riferimenti orizzontali e verticali. La prima immagine viene tagliata in strisce orizzontali, la seconda in strisce verticali. Esattamente come nei canestri, le strisce di carta vengono intrecciate a mano e incastrandosi tra loro, ricreano la figura intera originaria, in due cromie distinte, intrecciate», spiega l’artista

Nel testo critico che accompagna la mostra, Silvia Evangelisti sottolinea come la mappa sia per Bonetti «Una traccia del passato, regno di mezzo tra ciò che è stato e ciò che sarà», uno spazio simbolico in cui la geografia si trasforma in geografia emotiva. Le carte, spesso antiche e preziose, diventano superfici sensibili che custodiscono memorie, stati d’animo, esperienze di migrazione e speranza. «Alla base di ogni opera vi è una ricerca storica e simbolica che trasforma la mappa in un racconto di confini mobili, migrazioni e speranza», dichiara l’artista.

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