Napoli Torino andata e ritorno

di - 12 Ottobre 2013
L’iniziativa crea un asse di collegamento tra Napoli e Torino, punti cardine della storia dell’arte contemporanea italiana ed internazionale. Le due città diventano oggetto di un’indagine a campione sull’evolversi del contesto artistico nazionale e delle dinamiche socio-politiche da cui questo scaturisce. L’idea è mostrare una visione di insieme del sistema dell’arte, in continuo mutamento, specchio di quella “società liquida” di cui parla Bauman. L’”intellettuale collettivo”, che la mostra a cura di Alessandro Demma, propone è formato da quattordici artisti, sette torinesi e sette napoletani, che raccontano “l’arte del presente” attraverso le proprie opere, accompagnate dai testi di quattordici critici delle due diverse aree metropolitane: Claudia Borrelli, Marianna Bracci, Claudio Cravero, Guido Curto, Maria De Vivo, Olga Gambari, Marco Enrico Giacomelli, Maria Giovanna Mancini, Anita Pepe, Adriana Rispoli, Gabriella Serusi, Francesca Solero, Lorena Tadorni e Stefania Zuliani. Dunque, un’occasione di confronto anche per chi segue il lavoro degli artisti dal punto di vista della scrittura.
Per l’edizione napoletana la formazione pensata da Demma cambia e si amplia: si aggiungono le opere di AfterAll, Botto e Bruno, Diego Cibelli, Nicus Lucà, Moio & Sivelli e Perino & Vele. Presentano lavori diversi da quelli esposti a Torino Paolo Grassino, Rosy Rox e Andrea Massaioli. Mentre non sono più in mostra le opere di Bianco-Valente ed Eugenio Tibaldi.

L’eterogenea collettiva comprende opere di matrice esistenzialista come quella di Francesco Sena: una riflessione sul destino dell’uomo che ne ribadisce l’angosciante ossessione nella serialità dell’oggetto, una culla ricoperta di foglie di platano in cera nera inghiottite da un’inarrestabile forza centripeta. Anche Rosy Rox riflette sui limiti e le possibilità della libertà individuale, presentando una singolare ruota della tortura, realizzata in ferro e cristalli, che rimanda alla difficoltà di relazionarsi incorrendo in un meccanismo di esposizione al giudizio e al sacrificio altrui. Moio & Sivelli e Maura Banfo indagano il tempo della fruizione, la sospensione e il rapporto dialettico tra l’inconscio e la realtà tangibile, attraverso l’apparente fissità delle immagini in stop-motion e la serie di fluttuanti forme/oggetto che emergono dal fondo scuro e che  trascinano lo spettatore fuori dal tempo e dallo spazio in una condizione di straniamento. Andrea Massaoli, nei suoi acquerelli descrive l’amore nelle sue diverse declinazioni, proponendo una poetica fusione di corpi, un’originale  “printemps sacré” che ci conduce nel mondo mitologico dell’artista.

L’unico video in mostra è L’enfant sauvage, titolo ispirato al celebre film di François Truffaut, realizzato dalla coppia di artisti Botto e Bruno, che rileggono il contesto urbano attraverso diversi accostamenti di immagini in cui un bambino esplora gli spazi delle periferie “postindustriali” e tramite il gioco se ne riappropria restituendogli una nuova identità. Perino&Vele e Paolo Leonardo affrontano temi di straordinaria attualità come l’uso degli animali per i test chimici, per cui il duo colloca in un angolo della sala un asino in cartapesta coperto da una trapunta, troppo vicino ad una grande stufa alogena, mentre le recenti lotte operaie sui territori di Napoli e Torino sono raffiguriate da Paolo Leonardo con una sarcastica immagine del “dux” della FIAT, Sergio Marchionne. Ma queste non solo le sole opere “politiche”, AfterAll, Ciro Vitale e Domenico Antonio Mancini propongono dei lavori che evidenziano la necessità di rievocare la memoria storica per giungere alla consapevolezza del presente: nell’installazione del duo napoletano  compaiono i “segni” delle drammatiche testimonianze dei condannati e dei deportati della Resistenza, l’opera sinestetica di Vitale, un metro cubo di tabacco pulsante di luci e suoni, rinvia alla storia delle Squadre di Azione Patriottica e gli estintori di Mancini, disseminati lungo il percorso, richiamano l’attenzione sulla Carta Costituzionale italiana, strumento di conoscenza e quindi arma di difesa contro i “pericoli” dell’attuale e controverso contesto pubblico.
Paolo Grassino, invece, concepisce una scultura spettrale, un ombra, paradossalmente densa, realizzata con elementi del quotidiano che, allo stesso tempo, meraviglia e turba, rinviando alle ambiguità e alle inquietudini del nostro tempo. Nicus Lucà crea un archivio di ammonimenti per ricordarci che “L’ignoranza uccide”, proprio come il fumo. Infine Diego Cibelli presenta Papers for Words To Develop Cultural Plans, complesso progetto di residenza che rispondendo ad una precisa domanda (Come attraverso le pratiche culturali si possano sviluppare tecnologie dell’appartenenza?) ha lo scopo di indagare i sistemi di comunicazione e le diverse modalità con cui le arti innescano processi  di osmosi e “coagulazione culturale”.

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  • davvero superfluo fare una considerazione come quella sopra.
    la mostra è molto bella e gli artisti sono tutti bravi. un vero peccato che la mostra sia durata così poco.

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