Nuova direzione e nuovi progetti per Casa degli Artisti a Milano: intervista a Giulia Restifo

di - 12 Aprile 2026

Nel 2026 Casa degli Artisti apre una nuova fase sotto la guida di That’s Contemporary. Un passaggio che consolida un percorso già avviato e che rafforza il ruolo dello spazio come luogo di ricerca, produzione e relazione. That’s Contemporary è un’impresa sociale guidata da Giulia Restifo (con il supporto gestionale del vicepresidente Luigi Galimberti), con cui abbiamo parlato del loro nuovo ruolo di capofila a partire dal 2026 dell’Ats Casa degli Artisti, che segna l’avvio di una nuova fase per lo storico centro milanese dedicato alla ricerca, alla produzione e alla residenza artistica. Un passaggio che si inscrive nel solco della continuità istituzionale, aprendosi al contempo a una rinnovata visione progettuale. La nostra intervista a Giulia Restifo, alla guida di That’s Contemporary, oggi capofila del progetto.

Qual è oggi la missione di Casa degli Artisti con la vostra direzione?
«Il nostro lavoro si muove in continuità con quanto è stato fatto negli ultimi anni, ma con una volontà di rafforzare alcuni aspetti. Casa degli Artisti è uno spazio che sostiene il lavoro dell’arte, in particolare artisti e creativi nelle fasi di formazione e crescita. Ci interessa costruire opportunità, attivare reti e creare un contesto che favorisca lo sviluppo professionale».

Clara Storti installation view, courtesy Casa degli Artisti, ph Angelo Iaia

Quali sono le linee guida che orientano questa nuova fase?
«Ci sono tre assi principali. Il primo è la partecipazione, quindi l’apertura verso la comunità. Il secondo è l’interdisciplinarità, che attraversa tutti i progetti. Il terzo riguarda la creazione di sinergie virtuose, ovvero collaborazioni con istituzioni, imprese e realtà del territorio per ampliare l’impatto culturale e sociale».

In che modo la partecipazione entra concretamente nei vostri progetti?
«Lavoriamo su più livelli. Da un lato c’è il rapporto con le comunità, anche in ambito welfare, dall’altro quello con il mondo della formazione, compresa quella aziendale. L’arte può contribuire su molti fronti, dallo sviluppo personale alla coesione sociale, fino alla capacità di affrontare situazioni complesse. In questo momento storico, gli strumenti creativi sono fondamentali per orientarsi».

Roxi Ceron installation view, courtesy Casa degli Artisti, ph Angelo Iaia

Le residenze restano il cuore del progetto?
«Assolutamente sì. La residenza è il fulcro di Casa degli Artisti. È uno spazio di ricerca e sperimentazione, ma anche un dispositivo che genera relazioni. Oggi più che mai sentiamo l’urgenza di costruire contesti partecipativi. E la residenza è il luogo in cui questo accade in modo più naturale».

Parliamo di Omnirica. Come si struttura questa residenza?
«Omnirica è una residenza multidisciplinare articolata in tre cicli durante l’anno, ciascuno della durata di tre mesi. Il primo si è appena concluso, mentre gli altri si svilupperanno nei prossimi mesi. Ogni ciclo è pensato come un ambiente aperto, in cui gli artisti lavorano in dialogo con altri linguaggi e con il contesto».

Che ruolo ha il public program all’interno di Omnirica?
«È una componente fondamentale. Chiediamo agli artisti di attivare momenti condivisi, che possono essere talk, workshop o incontri. Spesso invitano professionisti di altri ambiti, creando connessioni inaspettate. Ogni artista porta un mondo e il public program diventa uno spazio in cui questi mondi entrano in relazione».

Ugo La Pietra, Erbario

Quanto conta l’interdisciplinarità nel vostro lavoro?
«È cruciale. Non si tratta solo di affiancare linguaggi diversi ma, piuttosto, di creare veri momenti di scambio. Può accadere che un artista visivo dialoghi con il cinema, con la performance o con pratiche legate al sociale. Questo tipo di contaminazione arricchisce il processo e apre nuove possibilità».

Le collaborazioni sono un altro elemento chiave. Ce ne racconti alcune?
«Ce ne sono diverse. Con VIDAS e Accademia di Brera lavoriamo da anni su un progetto che mette in relazione arte e cura, con una mostra finale e una residenza per gli artisti selezionati. Poi ci sono collaborazioni più recenti, come quella con Green City e Ecco, che porta una riflessione sulla natura e sul rapporto con gli spazi verdi, in particolare il giardino Pippa Bacca con il progetto “Spazio Bacca”, hub culturale che ha come finalità ancora una volta quella di portare benessere alla comunità».

E sul fronte internazionale?
«Stiamo sviluppando diversi dialoghi. Abbiamo attivato scambi con India, Paraguay e Palestina, e continuiamo a lavorare per creare opportunità di mobilità per gli artisti. Crediamo che il ruolo di uno spazio come il nostro sia anche quello di favorire incontri tra culture diverse e generare scambi non solo professionali, ma anche umani».

Cegobi (Matteo Bicego) installation view, courtesy Casa degli Artisti, ph Angelo Iaia

Ci sono anche progetti speciali legati alle residenze?
«Sì, diversi. Uno è “Luce ed Ombra”, sviluppato con il Milano Film Fest, che coinvolge giovani videoartisti. Un altro è “Italia Pazza”, una open call che invita a riflettere sull’identità italiana attraverso un oggetto come la shopper, che diventa allo stesso tempo opera e strumento di raccolta fondi. Sono progetti che uniscono ricerca e impatto concreto».

Il 2026 sarà un anno molto attivo anche sul fronte degli eventi?
«Sì, il calendario è molto ricco. Durante l’Art e la Design Week ospiteremo un progetto con Ugo La Pietra, gli artisti in residenza e Fondazione Michelangelo, mentre nei mesi successivi ci saranno numerose iniziative, tra musica, arti visive e sperimentazione. L’idea è quella di far dialogare continuamente le residenze con ciò che accade all’interno e all’esterno della Casa».

Qual è l’obiettivo più ampio di questo lavoro?
«Il board di Casa degli Artisti è costituito da un collettivo curatoriale che intende creare spazi vivi, capaci di generare relazione e desiderio. Luoghi in cui l’arte possa essere un punto di riferimento per leggere il presente. Matteo Bianchi, Mattia Bosco, Mariavera Chiari, Christian Gangitano, Valentina Kastlunger, Anna Magagna, Valentina Picariello, Francesco Piccolomini, Susanna Ravelli, Lorenzo Vatalaro ed io ci muoviamo in questa direzione, costruendo un sistema aperto in cui ricerca, partecipazione e collaborazione convivono. Omnirica è uno dei progetti che meglio rappresenta questa visione».

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