Tre installazioni sugli immaginari contemporanei, da Dolfi7 di Open Project a Bologna

di - 4 Febbraio 2026

Far dialogare arte, architettura, design e filosofia è l’obiettivo del progetto presentato da Open Project, studio di architettura e ingegneria con sede nel capoluogo emiliano, in occasione di Art City Bologna 2026, in concomitanza con Arte Fiera. Dolfi7, hub culturale dello studio, si apre alla città con un percorso espositivo articolato in tre installazioni che indagano il rapporto tra spazio, natura, tecnologia e immaginario contemporaneo.

Pensato come spazio di confronto multidisciplinare, Dolfi7 nasce per mettere in relazione progettazione architettonica, indagine artistica e pensiero teorico. Uno spazio permeabile alla cittĂ , che trova in Art City Bologna il contesto ideale per confrontarsi con il pubblico.

Dolfi7, foto di Vincenzo Ruocco

«Dolfi7 è per noi un luogo di ricerca e di ascolto, uno spazio in cui l’architettura incontra l’arte e il pensiero contemporaneo, senza gerarchie – dichiara Maurizio Piolanti, Presidente di Open Project – La nostra partecipazione ad Art City Bologna è dovuta al fatto che pensiamo che il progetto debba confrontarsi con la complessità del presente, accogliendo anche il dubbio, la sperimentazione e l’ibridazione dei linguaggi».

Il percorso si sviluppa su tre livelli, accompagnando il visitatore attraverso soglie fisiche e simboliche che mettono in discussione la percezione dello spazio costruito e il suo rapporto con il vivente e il digitale.

Short circuit

All’esterno dell’edificio, Short Circuit Nature di Giacomo Cossio realizza un intervento diretto nello spazio urbano: due alberi ricoperti di colori vibranti generano un cortocircuito visivo che interrompe l’automatismo dello sguardo e invita a riflettere sul fragile equilibrio tra natura e artificio. L’installazione, curata da Manuela Valentini e promossa da Open Project, Engram ed Eido Visual, è visibile h24 per tutta la durata dell’evento.

Al piano terra, Mondobruto di Alessio Fava esplora il rapporto tra architettura brutalista e natura attraverso opere in cemento concepite come sculture e organismi in evoluzione. Il progetto è curato da Martina Magrini e promosso da Open Project, Engram ed Eido Visual.

Il primo piano ospita l’installazione La soglia, progetto di MeGa curato da Lucrezia Ercoli e promosso da Open Project, in cui sette stanze ospitano sette opere digitali che invitano il visitatore, attraverso i visori VR, a vivere esperienze liminari, spazi simbolici e iniziatici che invitano alla metamorfosi.

La soglia

«La scelta delle tre installazioni proposte – spiega Francesco Conserva, Vicepresidente di Open Project – corrisponde all’idea di aprire l’architettura a nuove forme di esperienza, includendo il digitale, la filosofia e l’intelligenza artificiale come strumenti di progetto e di riflessione. La cultura del progetto oggi passa anche dalla capacità di attraversare soglie, reali e simboliche».

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