PAROLA D’ORDINE: COLLABORAZIONE

di - 12 Gennaio 2011
Jochen Gerz (Berlino, 1940; vive in Irlanda) sperimenta le
possibili interazioni dell’arte, e delle sue pratiche relazionali, con
l’evoluzione delle strutture sociali che si trasformano all’ombra di una
pianificazione predisposta, incautamente, su una visione ottimista del mondo
postindustriale.

Il
laboratorio prescelto sono le città della regione Ruhr, quest’anno Capitale
europea della cultura, con la loro atmosfera quasi post-sovietica di utopia
andata a male, con la crisi legata alla flessione negativa dell’industria
siderurgica e mineraria, con un tessuto sociale caratterizzato da una forte
immigrazione dall’est Europa e dalla Turchia. Assieme alle amministrazioni
delle tre città coinvolte – Dortmund, Duisburg e Mülheim an der Ruhr – sono
state individuate altrettante zone urbane in cui fossero presenti
contestualmente due circostanze: la disponibilità di un cospicuo numero di
appartamenti rinnovati e vacanti, e una generale condizione di trasformazione
sociale e strutturale.

Qui
Gerz ha avviato il suo progetto nelle forme di un’anomala spedizione coloniale:
nelle tre strade prescelte sono stati messi a disposizione 78 appartamenti per
un soggiorno gratuito di un anno a inquilini provenienti da qualsiasi parte
della Germania e dal resto del mondo. I nuovi occupanti (selezionati tra oltre 1.000
candidati), artisti, studenti, creativi a vario titolo, qualche ex impiegato e
avventurieri in cerca di un’ultima chance, si sono installati nei propri flat a
partire dalla fine del 2009, creando altrettanti terminali di uno scambio con
gli altri inquilini.


Tutti
assieme (nuovi e vecchi abitanti, visitatori e ospiti) hanno accesso a una
piattaforma web sulla quale, per tutto il 2010, hanno potuto scrivere, ognuno
nella propria lingua, note, impressioni, cronache: contributi rigorosamente
anonimi, lasciati sullo schermo e non revisionabili dagli autori, che
confluiranno in unico libro. Il testo per ora è visibile solo su un display nel
Museo Folkwang di Essen, dove scorre a una velocità non modificabile dai
visitatori, e sarà pubblicato nel 2011 in un libro edito da Dumont, dove per la
prima volta verrà letto dai suoi autori e dal pubblico, una composizione corale
come poche sperimentazioni letterarie avrebbero potuto auspicare.

Il lavoro collettivo dei “78” trova però il
vero obiettivo nella relazione creata con gli inquilini preesistenti, e nei
cambiamenti innescati, visibili principalmente nei loro effetti di ricaduta sul
lungo termine: la “trasformazione delle
strade senza cambiamenti visibili
”. All’interno delle tre strade (e qui
bisogna segnalare che quella di Mülheim è in realtà una strada verticale, un
mastodontico grattacielo con oltre 1.000 inquilini) è in corso una
costellazione di progetti paralleli promossi dai partecipanti con il
coinvolgimento degli abitanti: nel block di Duisburg, in un quartiere che conta
un’altissima concentrazione di immigrati, André (44 anni) e Katja (danzatrice
di origini kazake, 25 anni) hanno contribuito alla realizzazione di cineforum
estivi e orti stagionali nel cortile condominiale, recependo bisogni e
ispirazioni realmente interculturali; nel grattacielo di Mülheim, Christian (41
anni) sta completando un dossier fotografico che ritrae gli appartamenti di una
stessa colonna, con il medesimo punto di ripresa, innestando l’omogeneità
dell’edilizia con la variabile della personalità di chi la abita; al piano di
sotto, Sascha, un “vecchio abitante”, elettricista nell’industria mineraria,
coordina i condomini nella cura di un giardino aromatico di piante in vaso sul
pianerottolo davanti agli ascensori, un prototipo che è stato replicato anche
ad altri piani; a Dortmund, Maike (studentessa di psicologia, 27 anni) e Ralph
(regista teatrale, 41 anni) hanno messo su una compagnia teatrale di quartiere.

Tutto questo mentre venivano organizzati eventi
più ampi, come il concerto di musica classica di Duisburg, con i musicisti alle
finestre che danno sulla strada e il pubblico sui marciapiedi, e la Visitors’ school, i tour guidati alle
strade, in cui i visitatori assistono alla vita quotidiana dei creativi, vecchi
e nuovi abitanti, e possono contribuire alla redazione del libro. Le visite
alle strade aprono il dibattito sull’atto insipiente del “visitare mostre” e
sollecitano atteggiamenti diversi in entrambe le controparti, dei visitatori e
dei “visitati”.

Ma Jochen Gerz lascia aperti altri
interrogativi sulle pratiche dell’arte, intendendo che le risposte vanno
cercate nella sovrapposizione dei ruoli (spettatori / autori, organizzatori /
fruitori) e nella creazione di modelli progettuali che pongano l’arte stessa al
centro dei processi sociali.

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Formato
istituzionale

pietro gaglianò


Jochen Gerz – 2-3 Strade. Una mostra nelle città della Regione Ruhr

Info: tel. +49 20152313263; kontakt@2-3strassen.eu; www.2-3strassen.eu

[exibart]

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