La passione comune per il sushi e la rivelazione di quella goccia di gin (che inequivocabilmente personalizza la versione di Mario Peliti) Ăš lâintroduzione ad una piacevole chiacchierata che coinvolge anche Paola Stacchini Cavazza.
Prendere in prestito il piatto giapponese in chiave metaforica puĂČ essere uno spunto gustoso nel tentativo di descrivere lâequilibrio â la perfetta armonia â tra contenitore e contenuto. Ovvero âPassaggiâ (fino al 28 settembre), la mostra fotografica curata da Giovanna Calvenzi con cui ha debuttato la Galleria del Cembalo a Roma, uno spazio mozzafiato al piano terra di Palazzo Borghese (tuttora di proprietĂ della blasonata famiglia), nellâala che conferisce allâedificio la forma del cembalo, a cui si accede attraversando il giardino pensile barocco (opera di Carlo Rainaldi) con le sue belle statue e il suono dellâacqua delle fontane.
Nelle cinque sale affrescate tra il 1767 e il 1775, ambienti comunicanti tra loro che coprono una superficie di circa 330mq, non Ăš casuale la scelta del giallino per le pareti: un colore in grado di ospitare, senza creare dissonanze, le fotografie dei dodici autori italiani contemporanei: Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Antonio Biasiucci, Luca Campigotto, Silvia Camporesi, Mario Cresci, Ugo Mulas, Alice Pavesi, Paolo Pellegrin, Francesco Radino, Moira Ricci, Paolo Ventura.
Paola Stacchini Cavazza e Mario Peliti hanno intrapreso questa sfida con una certa dose di coraggio, visti i tempi di crisi economica, ma anche con grande determinazione, uniti da una stima e unâamicizia di lunga data nellâarco della quale si colloca anche lâidea mai realizzata di aprire unâeno-libreria, lâorganizzazione della mostra Il racconto di unâepoca. Fotografie dagli album della principessa Anna Maria Borghese (la cui prima tappa nel 2011 Ăš stata la Calcografia a Roma) â anche se in questo caso il coinvolgimento diretto era tra Novello Cavazza, padre di Paola e nipote della principessa fotografa con lâeditore gallerista â e, prima ancora, lâavventura della Galleria Minima Peliti Associati. Piccolissima galleria (23 mq), ideata e fondata da Mario Peliti, che dal 1995 al 2003 ha animato lâaltra ala di Palazzo Borghese, sempre al piano terra.
«Un gallerista Ăš una via di mezzo tra un confessore laico e un consulente finanziario». â afferma Peliti â «Deve condividere delle passioni, ma anche evitare di dare fregature».
«Sullâonda di quellâesperienza Ăš ricominciata la goccia di cui Mario parlava prima», aggiunge Stacchini Cavazza riferendosi alla teoria a cui accennava lâeditore, identificandosi nella âgoccia cineseâ. «Io sono il marmo, allora» â prosegue lei â «che nonostante la durezza si Ăš lasciato bucare».
Lâidea di aprire una galleria dedicata alla fotografia contemporanea risale, in particolare, ad un anno fa quando gli spazi avevano ospitato lâasta di Wannenes (Prospettive Italiane) in cui, per la prima volta, si assisteva in questo luogo ad una perfetta compresenza di contemporaneo e antico.
Lavorando insieme e con la collaborazione degli amici â «il nostro lavoro Ăš sempre frutto di gestioni condominiali», affermano allâunisono â Stacchini Cavazza e Peliti sono arrivati a concepire questa prima mostra con lâobiettivo di rappresentare tre generazioni di fotografia italiana.
«La mostra sottintende due cose, primo che câĂš da anni una frequentazione con la fotografia. Esclusa Silvia Camporesi, che Ăš lâunica artista che non conoscevo personalmente» â continua Peliti â «tutti gli altri fotografi sono amici e hanno accettato di partecipare chi per un motivo chi per lâaltro, persino lâArchivio Mulas. Abbiamo cercato di creare delle sale che avessero delle forti connessioni: la sala Basilico-Barbieri-Radino parla di unâamicizia; Mulas e Cresci sono maestro e allievo; Ventura e Campigotto arrivano entrambi ad una dimensione fantastica, uno partendo rigorosamente dal reale e lâaltro che se la costruisce. CâĂš la sala che chiamiamo âdelle ragazzeâ con le fotografie di Silvia Camporesi, Alice Pavesi â che Ăš la prima volta che espone â e Moira Ricci. Quanto a Pellegrin e Biasiucci, due autori diversissimi tra loro, da anni volevano fare un progetto insieme e questa Ăš stata lâoccasione per partire. Ogni sala, insomma, Ăš un poâ vissuta cercando buoni rapporti di vicinanza e frequentazione. In mostra ci sono anche delle chicche come gli Ambrotipi di Ventura che sono pezzi unici; il Filo dâArianna di Biasiucci, stampe degli anni â80 che vengono esposte per la prima volta; di Mulas abbiamo il portfolio di Duchamp. Insomma pezzi per collezionisti attenti».
In attesa della prossima mostra che sarĂ sulla natura (per lâesattezza si tratterĂ di tre mostre distinte di altrettanti autori noti, ma ancora top secret) la Galleria del Cembalo ospiterĂ lâ11 luglio un primo incontro sulla fotografia con la partecipazione di Luca Campigotto e Paolo Ventura.