Mimì Buzzacchi, a fine lavoro. Roma, Archivio MQB
All’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma prende avvio oggi, 18 febbraio, alle ore 17, il ciclo di incontri Sguardi di genere sul patrimonio, un percorso di approfondimento dedicato al ruolo degli archivi negli studi di genere e nella rilettura della storia dell’arte. Un’iniziativa che intende interrogare criticamente il patrimonio culturale attraverso strumenti teorici e metodologici capaci di rimettere in discussione le narrazioni consolidate.
Al centro del progetto vi è l’archivio inteso come luogo di conservazione e dispositivo attivo nella costruzione della memoria. Non un deposito neutrale di documenti, dunque, ma uno spazio in cui si articolano poteri, omissioni, selezioni e possibilità di riscrittura. In questa prospettiva, l’archivio diventa terreno privilegiato per indagare le dinamiche di esclusione che hanno segnato la storiografia artistica e per riportare alla luce soggettività rimaste ai margini.
Il ciclo nasce con l’obiettivo di favorire il confronto tra ricercatrici e ricercatori, curatrici e curatori, attiviste e attivisti impegnati negli studi di genere in ambito storico-artistico, creando una piattaforma di scambio libera ma autorevole. Gli incontri potranno dare visibilità a ricerche di valore e, in alcuni casi, sviluppate anche fuori dal contesto universitario, contribuendo, al contempo, alla condivisione di strumenti, esperienze e prospettive critiche.
Il primo appuntamento, intitolato Archivi, femminismi e soggettività nella seconda metà del Novecento, vedrà gli interventi di Emanuele Carlenzi (Scuola IMT Alti Studi Lucca), Angela Maderna (Università degli Studi Roma Tre) e Martina Cavalli (Scuola IMT Alti Studi Lucca), con la moderazione di Laura Iamurri (Università degli Studi Roma Tre). L’incontro affronterà le pratiche di ricerca d’archivio come strumenti per rileggere figure a lungo trascurate dalle narrazioni storiografiche, mettendo in dialogo studi di genere, queer studies e storia delle immagini, con un’attenzione particolare anche al valore delle fonti orali.
Il 4 marzo, sempre alle ore 17, il programma proseguirà con la presentazione del film L’eco dei fiori sommersi, alla presenza della regista Rosa Maietta. Il lavoro nasce dalle carte dell’Archivio di Stato di Napoli e riporta alla luce storie di donne rimaste ai margini della narrazione ufficiale, restituendo voce a esistenze dimenticate attraverso documenti e testimonianze d’archivio. Anche in questo caso, l’archivio si configura come spazio di riemersione e di riscrittura, per reinterpretare la documentazione come racconto critico.
Gli incontri proseguiranno con cadenza mensile, ogni terzo mercoledì del mese alle ore 17, fino al 17 giugno. La partecipazione è prevista sia in presenza sia online (da questo link).
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