Un angelo caduto in volo

di - 9 Marzo 2016
Dopo il Moderna Museet di Stoccolma, Il centro per la Fotografia Contemporanea FoAm di Amsterdam rende omaggio con la mostra “On Being an Angel” alla fotografa americana Francesca Woodman (fino al 9 marzo). «Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate». Così scriveva la fotografa Francesca Woodman, e così fece e Il 9 gennaio 1981 decise che era tempo di smettere di scattare, e si tolse la vita lanciandosi da un palazzo di New York. Aveva solo 23 anni, ma la attraversavano alcune disordinate geometrie interiori, come titolerà la sua prima (e unica) collezione di fotografie pubblicata da viva.
Cresciuta in una famiglia di artisti, il padre George pittore e insegnante, la madre Betty rinomata ceramista e il fratello Charles video artista, fra il Colorado, l’Italia e New York, Francesca Woodman (Boulder 1958 – New York 1981) non poteva che diventare un’artista, anzi più precisamente una fotografa dopo che suo padre le regalò la prima macchina fotografica professionale a 13 anni. Una qualsiasi adolescente avrebbe cominciato realizzando foto qualsiasi ma non lei, che fin da giovanissima aveva chiaro in mente il concetto di “lavoro d’arte” e, infatti, i suoi scatti sono stati fin da subito delle opere. Il suo giovane corpo, con ancora le rotondità tipiche della tarda adolescenza, è stato il territorio privilegiato da esplorare e da mettere in scena nei suo numerosissimi scatti realizzati dal 1972 al 1981.

La casa dei Woodman, sia a Boulder che a Manhattan, era frequentata da intellettuali e da artisti e Francesca ha assorbito ed elaborato quelle sollecitazioni reintroducendole nel suo lavoro in maniera originale e personalissima. Certamente il Surrealismo ha avuto una forte influenza come si può vedere in una serie di scatti come From Space (Providence, Rhode Island, 1976) in cui il suo giovane corpo si confonde con la carta da parati strappata della parete di un interno domestico in rovina, ma, relegare questi lavori ad una semplice elaborazione di quelle suggestioni sarebbe oltremodo riduttivo. Francesca Woodman con il suo tocco lieve, le lunghe esposizioni, gli interni sempre uguali fatti di muri scrostati e vecchi mobili e il suo rapporto, talvolta tormentato, con la sua fisicità ha rivoluzionato il modo di fare fotografia. Questa giovanissima artista è riuscita con i suoi scatti a filtrare e rielaborare lo Zeitgeist di un’epoca rivoluzionaria  in cui il corpo era al centro delle sperimentazioni delle artiste donne.
Si può definire il lavoro di questa straordinaria fotografa “femminista”? certamente l’interesse per l’identità e per la rappresentazione del sé rientrano nel filone dei temi cari alle artiste femministe ma, nonostante questo comune denominatore, al lavoro di Francesca Woodman questa etichetta va stretta. Si, è vero che al centro dell’obiettivo c’è sempre il suo corpo, nudo, accostato ad elementi naturali o deformato con vetri, lacci o, ancora, trasformato in statua o in oggetto inanimato. Ma questa sua ricerca ossessiva, puntuale, precisa, priva di sbavature e di defezioni è così incredibilmente originale da non poter essere assimilata a quella di altre artiste che hanno lavorato sullo stesso tema. Senza questa sua straordinaria lezione estetica e concettuale oggi probabilmente non ci sarebbero gli scatti di Cindy Sherman e anche molta arte performativa certamente deve molto alle sperimentazioni della giovane studentessa che dopo gli anni del liceo trascorsi fra Firenze e Boulder nel 1975 si iscrive alla Rhode Island School of Design.

Il titolo della mostra prende il nome da una serie di fotografia scattate da Francesca Woodman a Roma fra il 1977 e il 1978 quando visse un anno nella capitale con una borsa di studio della Rhode Island School od Design. In queste opere l’artista sviluppa il tema dell’angelo che aveva affrontato per la prima volta un anno prima con la fotografia On Being an Angel (Providence Rhode Island,1976) in cui il suo corpo nudo e bianchissimo appare piegato all’indietro e fotografato dall’alto, il viso è come cancellato dalla luce bianca e sullo sfondo un ombrello nero appare come un’enigmatica presenza. A Roma la Woodman si fotografa in un grande appartamento abbandonato dove due pezzi di stoffa bianca sullo sfondo sembrano due grandi ali angeliche. Queste serie intitolate From Angels Series (1977) e From a Series of an Angel (1977) insieme ad altre fotografie singole intitolate semplicemente Angels (1977-1978) sono il punto di partenza della mostra che è una esaustiva e ricca retrospettiva sul lavoro di un artista purtroppo troppo prematuramente scomparsa.
Paola Ugolini

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