Un treno che trasporta un chicco di grano. È questa l’immagine suggestiva che Emilio Isgrò ha scelto di consegnare a Gorizia in occasione di GO! 2025 – Capitale Europea della Cultura: una locomotiva elettrica Adriafer diventa un’opera d’arte mobile, simbolo di viaggio, attraversamento e condivisione. Il progetto è promosso in sinergia con Fondazione FS Italiane e Adriafer, con il supporto della Regione Friuli-Venezia Giulia e il patrocinio di GO! 2025.
L’installazione è stata presentata all’Officina Adriafer Rail Services di Gorizia, all’interno della Stazione Confinaria di Sant’Andrea. Sui lati della locomotiva, l’artista è intervenuto con la sua cifra della cancellatura, facendo emergere la frase: «Questo treno trasporta un chicco di grano», e le parole Milano – città dove Isgrò vive -, Nova Gorica, Gorizia, Trieste. Un messaggio essenziale e diretto, che restituisce al più piccolo degli elementi la dignità di emblema universale.
Il chicco di grano si iscrive nella costellazione di segni che Isgrò dissemina da decenni, giocando sulla sproporzione tra il gesto minimo e la dimensione monumentale del trasporto, come già accaduto con il seme d’arancia donato a Barcellona Pozzo di Gotto – città natale dell’artista – nel 1998 o con la formica trasportata nel 2023 da un camion partito dalla Sicilia.
«Come tutte le opere è nata per caso e da uno stato di necessità. Con quest’opera torno con la mia convinzione che ciò che funziona nell’arte è il rapporto di sproporzione tra le cose, soprattutto in un mondo attuale dove si tendono a schiacciare le cose piccole. Queste ultime in verità sono quelle realtà che danno sapore alla vita e al mondo», ha spiegato Isgrò. «L’arte che va per la maggiore fa vedere troppo e porta alla cecità: ho pensato, quando diedi vita alle mie cancellature, che bisogna vedere meno per vedere di più creandosi inoltre dello spazio per riflettere. Ho fatto e continuo a fare un’arte che sia stimolante e, il più possibile, alla portata di tutti», ha continuato l’artista.
Così la locomotiva Adriafer, carica del peso simbolico di un seme di grano e di aspettative per il futuro, diventa infrastruttura di pace e connessione, simbolo di un’Europa che corre veloce ma che non dovrebbe dimenticare la necessità di fermarsi sui dettagli, sugli elementi apparentemente marginali ma profondamente vitali.
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