UN MATTATOIO PER ALLEVARE…

di - 23 Dicembre 2009
Una ventata d’aria fresca per la creatività: Madrid è la
protagonista di un ambizioso progetto. Un vecchio ed enorme mattatoio,
sottoposto a un intervento di riqualificazione, si appresta a diventare un
punto di riferimento imprescindibile per la cultura contemporanea.
L’antico mattatoio municipale di Arguenzuela, oggi il
Matadero, costituiva uno degli stabilimenti più singolari dell’architettura
madrilena del XX secolo. Nato nei primi del Novecento da un progetto
dell’architetto Luis Bellido, il Matadero ha subito nel tempo diverse destinazioni
d’uso fino a che, nel 2003, si decise di sfruttare questi spazi per un utilizzo
prevalentemente socioculturale.
Il progetto, portato avanti dalle amministrazioni locali
grazie alla concertazione tra pubblico e privato (hanno investito più di 110
milioni di euro, partecipando rispettivamente con il 75% e il 25%) nasce dalla
volontà di creare una location al totale servizio della cultura contemporanea.
Il Matadero è il risultato, sorprendente, di una collaborazione fruttuosa tra
amministrazioni centrali ed enti privati, unica via in grado di trasformare i
progetti in fatti, soprattutto quando, come accade anche in Italia, ci si deve
confrontare con una penuria endemica di finanziamenti.

150mila metri quadrati (sì, avete letto bene) dove
incontrarsi e confrontarsi. Il Matadero è uno spazio aperto a tutti e a tutto:
dalle arti visive all’architettura, dall’urbanistica al design fino alla
musica, la danza, il teatro, la moda, la letteratura e il cinema. Un vero
catalizzatore culturale, che contribuirà a collocare sempre più stabilmente
Madrid fra le capitali europee della cultura. Sono già attivi il settore delle
arti visive e la Central de Diseño, ma il Matadero funzionerà a pieno ritmo dal
2011.
Per avere un’idea di quali siano già oggi le
caratteristiche dell’offerta espositiva del Matadero basta scorrere la
programmazione. C’è davvero di tutto: l’arte contemporanea, con Beijing Time, panoramica
sulla creazione in Cina (fino al 21 marzo) e la personale di MP&MP Rosado (fino al 10
gennaio); il teatro-danza, con María Pagés e il suo flamenco (fino al 27 dicembre); i progetti
editoriali d’artista, inseriti in un particolare distributore automatico
chiamato Bellamatamatic
Creatività, vocazione internazionale, multidisciplinarietà
e dialogo tra le diverse forme artistiche. Queste le peculiarità di uno spazio
concepito come un moderno laboratorio delle arti, con diversi obiettivi.
Innanzitutto la diffusione e la comunicazione dell’offerta culturale di Madrid,
ma anche l’attenzione alla sperimentazione e la voglia di creare un dibattito,
favorendo l’incontro tra professionisti della cultura, addetti ai lavori e
pubblico.

Questo centro polifunzionale favorisce inoltre la
sperimentazione e la formazione dei giovani. A loro, e non solo, sarà offerta
la possibilità di farsi conoscere. Saranno aiutati nella rea-lizzazione di
progetti e, con lo scopo di creare un vero e proprio vivaio, verranno messi a
loro disposizione laboratori, spazi espositivi, strumentazioni e
infrastrutture. Ci saranno sale d’incisione e teatri; si vedranno performance,
proiezioni di cinema d’autore e cortometraggi, ma anche concerti, festival e
una fitta programmazione culturale con seminari, corsi e dibattiti. Non
mancheranno caffé letterari, ristoranti, locali di musica dal vivo e librerie,
oltre a progetti in sinergia con altri centri dello stesso tipo a livello
internazionale.
I centri di produzione contemporanea già gemellati con il
Matadero? Sicuramente il già noto 104 di Parigi, Les Abattoirs di Tolosa e l’ex
Mattatoio di Roma.

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La
Pelanda di Roma

francesca mentella

*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n.
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Info: www.mataderomadrid.com

[exibart]


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  • Ma sì... a prima vista (dopo i recenti fatti di cronaca) mi sembrava un campo di concentramento, poi ho letto "mattatoio", e ho pensato ad una fabbrica di artisti. Rinnovo una chiara tendenza per un sistema che tende a prevaricare. Quindi centinaia di artisti, centinaia di opere, tutti e tutte un po' similari e comunque marginali. Quello che conta è l'imponenza del luogo, il progetto, la grande idea di contenitore, l'intelligenza facile della ridestinazione del luogo...eccetera. I Contenuti rimangono secondari, e per fortuna e per giustizia..visto quello che sono.

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