Moira, cioè il nome proprio di poco meno di 3mila persone in Italia ma adespota, cioè senza corrispondenza nel calendario liturgico. E poi le Moire, le tre tessitrici della mitologia greca che personificavano il destino. E anche le Mouras encantadas figure soprannaturali e mutaforma del folklore portoghese. Insomma, chiunque o qualunque cosa essa sia, la sua storia è iniziata: «Moira aveva vissuto 126000 battiti di palpebra in un limbo». A raccontarla è Caterina Silva e i vari capitoli di “Moira / Mɔjra / Mɔɪ.rə”, progetto a cura di Marta Federici, si potranno seguire su MACTE Digital, il nuovo canale web del Museo MACTE di Termoli, attraverso il quale saranno commissionate anche altre opere aperte alle sperimentazioni più attuali e alle possibilità del codice macchina.
La prima tappa si è svolta l’11 maggio e ha assunto la forma di un testo dalle parole “opacizzanti”, impresse su uno sfondo perennemente gorgogliante, come una sorta di blob primordiale. Secondo appuntamento in programma il 14 maggio, mentre il 19 Moira farà il suo ingresso su MACTE Digital. Il 26 maggio, a conclusione di questo cammino, verrà trasmessa in live streaming, tramite Twitch, una performance corale, dalle 19.30 alle 21. Al termine del progetto sarà reso disponibile un glossario che raccoglierà le parole di Moira e che sarà scaricabile dal portale MACTE Digital, perché la storia si concentra sull’essenza stessa del linguaggi, cioè sulla possibilità delle parole di trasformare e possedere la realtà, palesandola oppure occultandola, attraverso l’atto della nominazione.
«Il nome scelto dall’artista per questo personaggio contiene una stratificazione di significati e riferimenti a contesti culturali variegati», spiega Federici. «Dalle Moire della tradizione greca, le tre figlie della Notte che tessono il filo del fato degli esseri umani; alle mouras encantadas del folklore portoghese, le antiche costruttrici di Dolmen che si dice vivessero sotto un incantesimo imposto loro da padri o fratelli. Nella tradizione cristiana, il nome Moira non trova invece corrispondenza in nessuna delle sante ricordate nel calendario liturgico ed è identificato come nome adespota, ovvero, letteralmente, “senza padrone”. Queste suggestioni lontane sono state delicatamente reimpastate dall’artista sino a comporre un terreno fertile, dove poter piantare i semi di una narrazione inedita. Il racconto costruito da Silva ha il sapore di una mitologia contemporanea, che germoglia tra le maglie del web 2.0 e si colora delle sfumature di un’estetica da videogame».
Il progetto di Caterina Silva si relaziona inoltre a un’opera scelta tra quelle in collezione del Premio Termoli, che quest’anno è organizzato dallo stesso MACTE: la tela di Anselmo Anselmi Interspazio 10 (1973) che rappresenta delle finestre che si aprono su uno sfondo scuro, prestandosi a una trasposizione digitale di finestre di accesso ad altri schermi, mondi e consapevolezze. Il MACTE inaugura con Moira la committenza di nuove opere che abbracciano nuove ambizioni, sperimentazioni e materiali, e si apre ai linguaggi del contemporaneo e alle sue continue trasformazioni.
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