UNA BIENNALE D’EGITTO

di - 16 Dicembre 2009
Storia
recente la sua nomina a Capitale della Cultura Islamica, nel 2008. Più in là
nel tempo, invece, la scelta della città come sede della Biennale d’arte per i
paesi del Mediterraneo che, proprio quest’anno, celebra il suo 25esimo
anniversario. Nasser in persona (leader della rivoluzione del ’52, poi
presidente della Repubblica Araba d’Egitto) tagliava il nastro della prima
edizione: era il 26 luglio 1955. Stavolta sarà Mubarak a presenziare
all’evento, che vede la partecipazione diretta di artisti anche nel comitato
organizzativo: il presidente della biennale è infatti Mohsen Shaalan (responsabile del settore arte del Ministero della
Cultura) e Mohamed Abouelnaga,
il curatore, espone parallelamente nella personale Holy Foot allestita al Goethe-Institut.
Aftermath – questo il tema della rassegna – non si pone
certo come assioma; piuttosto è un groviglio di domande a cui i 35 artisti
invitati a partecipare (provenienti da Albania, Croazia, Cipro, Egitto,
Francia, Grecia, Italia, Libano, Libia, Malta, Marocco, Palestina, Slovenia,
Spagna, Siria, Tunisia e Turchia) cercano di dare risposta.
Sull’identità
femminile nel mondo arabo è incentrata la poetica della raffinatissima artista
marocchina Lalla Essayidi, che
associa la calligrafia tratteggiata con l’hennè al corpo delle donne che fotografa. Fortemente connotato da contenuti politici e sociali, The Zebra Copy Card di Khaled Hourani (membro, in passato, del Ministero della Cultura palestinese
e fondatore della Matall Gallery di Ramallah): dipingere due asini bianchi con
strisce di pittura nera, nel piccolo zoo di Gaza – perché i bambini palestinesi
potessero avere un’idea di come sono le zebre – è molto più che un lavoro
giocoso.
Fra
gli altri artisti, la turca Inci Eviner dà ritmo all’elemento ornamentale, inserendovi la fisionomia umana
(la Whitechapel di Londra sta ospitando una doppia personale che la vede
protagonista insieme a Sophie Calle);
la libica Hadia Gana, abile
nell’arte ceramica; la fotografa e videoartista tunisina Nicène Kossentini; l’egiziano Wael Shawky, presente
con un video della serie Télématch;
Gagas Sarantis, artista greco
tra i fondatori del gruppo Connecting – Art, che partecipa con un’installazione in acciaio e
legno dipinto.
Spazio
anche a due interessanti e giovani artisti italiani (nati entrambi nel 1979): Alessandro
Scarabello
e Giuseppe
Moscatello
. Caratterizzato da un immutato
impegno sociale il lavoro del primo, che ricorre alla pittura figurativa per
parlare di stereotipi comportamentali e denunciare i malesseri della società
contemporanea. Contraddizioni, falsità, inquinamenti (mentali e fisici) sono
sottolineati dall’uso di colori aggressivi, come già anticipato dai dipinti
esposti dalla romana The Gallery Apart nel corso del 2009.

Moscatello,
invece, presenta Hudud, che in
arabo significa ‘confini’ e ‘limitazioni’. L’artista, che si è trasferito da
qualche anno a Sharjah, utilizza per la prima volta la tecnica del collage,
riunendo liberamente frammenti di carte geografiche di paesi mediterranei e del
Medio Oriente su una porzione di territorio egiziano. Una riflessione sulla
duplice valenza dei confini, che determinano differenze sociali e politiche in
un’accezione tutt’altro che positiva.
Esperienze,
linguaggi diversi si rincorrono, quindi, nelle sale del Museo d’Arte di
Alessandria, quartier generale della biennale, insieme all’Atelier di
Alessandria – centro propulsivo per l’arte contemporanea -, sede anche del
simposio in cui critici e curatori internazionali (a rappresentare l’Italia,
Pier Luigi Tazzi) scambieranno le proprie opinioni sui sistemi della critica
d’arte, sulla metodologia d’approccio e sull’organizzazione di eventi e, più in
generale, sul futuro dell’arte contemporanea in relazione agli scambi culturali
tra i paesi del Mediterraneo. In programma anche un workshop in collaborazione
con la Biennale di Sharjah, l’International Curators’ Forum e la Tate.

Ospiti
d’onore di questa 25esima Biennale d’Alessandria, infine, Michelangelo
Pistoletto
e Suha Shoman, fondatrice e direttrice della Fondazione Darat al
Funun di Amman, il cui toccante video Bayyaratina è stato recentemente esposto all’Institut du Monde
Arabe di Parigi, in occasione della collettiva Palestine: la création dans
tous ses états
.

manuela
de leonardis


dal
17 dicembre 2009 al 31 gennaio 2010
XXV
Biennale d’Alessandria per i paesi del Mediterraneo – Aftermath
a
cura diMohamed Abouelnaga
Sedi
varie – Alessandria d’Egitto
Info:
alexbiennial@gmail.com; www.alexbiennale.gov.eg

[exibart]


Nata a Roma nel 1966, è storica e critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente. Con Postcart ha pubblicato A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (2011), A tu per tu con i grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (2012); A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia - Vol. III (2013); A tu per tu – Fotografi a confronto – Vol. IV (2017); Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (2013), progetto a sostegno di Bait al Karama Women Center, Nablus (Palestina). E’ autrice anche Taccuino Sannita. Ricette molisane degli anni Venti (ali&no, 2015) e Isernia. L’altra memoria – Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano” (Volturnia, 2017).

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