Signs And Lyrics Emporium, a Venezia piĂš conosciuto come Magazzini del Sale, è il nuovo centro indipendente dove ricerca artistica e interesse sociale sâintrecciano per cercare di aprire una nuova breccia nella cittĂ . Giovani curatori e studenti universitari fanno da regia a questo progetto culturale che ha avuto la sua nascita lo scorso ottobre con
Lost in Production, tre giorni dedicati a eventi di arti visive, street art e incontri proposti per una riflessione sullo stato attuale dellâarte. Il tutto ospitato o, meglio, concesso in una cornice decisamente suggestiva: uno dei magazzini dellâEmporio dei Sali, a pochi metri da Punta della Dogana, dove nel 2009 sorgerĂ la nuova sede della collezione Pinault, recentemente illustrata su âExibart.onpaperâ dalla neodirettrice Monique Veaute.
S.A.L.E. offre unâampia progettualitĂ concentrata sul contemporaneo, tentando di affrontare le contraddizioni della cittĂ . La Serenissima, coronata da unâingente quantitĂ di iniziative legate a eventi di cartellone, viene indagata con uno spirito diverso e diretto a unâapertura maggiore delle sue potenzialitĂ . â
Abbiamo individuato due vocazioni differenti della cittĂ di Venezia: da una parte quella turistica, che purtroppo non è tanto una vocazione quanto unâinvasione, dallâaltra quella legata allâarte contemporaneaâ. A parlare è Marco Baravalle, curatore capo di S.A.L.E., proveniente da diverse esperienze in cittĂ , come le attivitĂ del centro sociale Morion e lâimpegno nelle cause legate alla metropoli contemporanea. Lâofferta culturale proposta in Laguna, condita da operazioni dâĂŠlite e di facile sollecitazione per il turista, diviene un punto di riflessione per i giovani che vivono la cittĂ e per la sensibilitĂ artistica locale. Il turismo, â
che da un lato fa bene, ma dallâaltro è un movimento che tende a soffocareâ, accende la discussione sugli eventi culturali e sulle istituzioni che partecipano a questo processo. GiĂ un primo incontro, avvenuto nellâambito dei
Lost in Production days, dal titolo
Produzione immateriale e lavoro creativo, aveva portato una riflessione sui temi che il progetto S.A.L.E. intende perseguire. Luana Zanella, assessore comunale alle politiche giovanili, Marco TarĂŹ, rappresentante per il progetto Uninomade, e il ricercatore Maurizio Lazzaro si erano alternati nel dibattito sullâofferta culturale veneziana, indirettamente proseguito lo scorso 12 dicembre con la tavola rotonda
La Biennale è finita. Noi restiamo, che ha visto la partecipazione di diversi curatori e rappresentanti di istituzioni con sede in Laguna, tra cui le fondazioni Querini Stampalia e Bevilacqua La Masa.
A questo proposito, prosegue Marco Baravalle, â
il terreno da aggredire è quello della produzione culturale. S.A.L.E. ha lo scopo di dare un primo segnale in questo senso, far sĂŹ che Venezia non rimanga esclusivamente una bacheca prestigiosa di una progettualitĂ artistica costruita altrove, ma che diventi essa stessa luogo di produzione e di contemporaneitĂ â.
In questo senso, i giovani e gli artisti emergenti rappresentano la prima chiave di un processo che, nonostante la sua recente nascita e lâattrito generatosi allâinterno dellâamministrazione comunale, può giĂ definirsi a uno stadio di produzione concreta. Il 1° dicembre è stata inaugurata
Open #0, collettiva di emergenti selezionati tramite un bando di concorso. La mostra, allestita nel magazzino 3 degli Empori del Sale, è diventata momento di confronto e realizzazione di una prima fase del percorso di S.A.L.E., un segno di chiara apertura verso un tipo di produzione troppo spesso ostacolata dal sistema dellâarte. Marco Baravalle conferma la difficoltĂ : â
In cittĂ ci sono circa trentamila studenti che, grazie anche alla recente nascita della facoltĂ di Arti visive e dello spettacolo, costituiscono un tessuto sociale vivo, che fa fatica a essere rappresentato dalle istituzioni culturali e politiche locali. Noi tentiamo, come giovani, come studenti e come lavoratori, di dare una risposta in prima persona a un declino, quello di Venezia, che sembra inevitabileâ.
Ma non è tutto. Gli obbiettivi del progetto portano infatti in altre direzioni. A partire da gennaio 2008, il calendario di S.A.L.E. pone lâattenzione su temi diversi, orientati su progetti artistici e interventi provenienti anche dalla sfera internazionale del mondo dellâarte. â
Un secondo binario che intendiamo percorrere, complementare al primo, decisamente piĂš legato alla âvenezianitĂ â e ai giovani, è quello dei progetti internazionali: mostre, seminari e incontri con artisti, curatori e critici di tutto il mondoâ, annuncia Baravalle. â
Iniziative per noi particolarmente interessanti, perchĂŠ accomunate da una certa modalitĂ di fare artistico, come quella di vedere lâarte come mezzo di produzione della realtĂ e la ricerca come strumento di lettura critica del presenteâ.
Fino al 17 febbraio, la collettiva
Trouble Markers. Arte, inchiesta, spazio pubblico e movimenti sociali, che punta a indagare il rapporto di alcuni artisti con il tema scottante dellâattivismo politico. Tra i partecipanti? Nomi di un certo calibro.
Andreas Sieckman, proveniente dalla scorsa Documenta XII; lo spagnolo
Marcelo Exposito, che fa del proprio lavoro uno strumento di lotta biopolitica; il colombiano
Carlos Motta, che intreccia installazione e inchiesta per toccare argomenti storico-politici; il collettivo francese
Claire Fontaine, il romeno
Matei Bejenaru e un altro collettivo,
Serpica Naro. Tante e diverse attualitĂ in uno spazio unico, per interrogarsi sullâarte che pretende di confrontarsi con la realtĂ e produrne una nuova.
Lâapproccio al contemporaneo non è una spinta isolata allâinterno di S.A.L.E. e si rivolge anche ad altri campi della cultura contemporanea. Uno di questi è la grafica. Con lâintervento della rivista indipendente âZa Revueâ si è svolto
The Situationist Workshop, progetto che ha avuto lo scopo di creare una collaborazione collettiva tra i partecipanti e la realizzazione di un book finale. Allâinterno di S.A.L.E. docks, tra le altre cose, è possibile usufruire anche di una postazione grafica e di un bookshop dedicato alla letteratura alternativa.
La Venezia che sta stretta nella sua vocazione turistica, e che pretende di riconsegnare ai cittadini un modello diverso dalla triste etichetta di âcittĂ in venditaâ, fa insomma sentire la propria voce. Che non è un semplice diniego. â
Il nostro progetto ha sollevato un enorme dibattito sulla carenza di spazi per la cultura del territorio e per quella giovanileâ, conclude Baravalle. â
Lo stereotipo verso cui Venezia è spinta, cioè quello di cittĂ -museo e in decadenza, è pericolosamente vicino alla realtĂ . La nostra è una forma di resistenza attraverso un progetto propositivo, una dimostrazione della vitalitĂ di Veneziaâ.