13 febbraio 2008

VENEZIA TUTTO S.A.L.E.

 
Sul banco degli imputati, la produzione culturale della Serenissima. Dall'altra parte, un nuovo progetto culturale e artistico ideato da un gruppo di giovani creativi e curatori per Venezia, da sempre soffocata dalla sua stessa bellezza. Quanto basta per generare non pochi disordini. La miscela esplosiva? Coinvolgimento diretto, uno spazio appartenente al patrimonio storico lagunare e una buona dose di attivismo...

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Signs And Lyrics Emporium, a Venezia più conosciuto come Magazzini del Sale, è il nuovo centro indipendente dove ricerca artistica e interesse sociale s’intrecciano per cercare di aprire una nuova breccia nella città. Giovani curatori e studenti universitari fanno da regia a questo progetto culturale che ha avuto la sua nascita lo scorso ottobre con Lost in Production, tre giorni dedicati a eventi di arti visive, street art e incontri proposti per una riflessione sullo stato attuale dell’arte. Il tutto ospitato o, meglio, concesso in una cornice decisamente suggestiva: uno dei magazzini dell’Emporio dei Sali, a pochi metri da Punta della Dogana, dove nel 2009 sorgerà la nuova sede della collezione Pinault, recentemente illustrata su “Exibart.onpaper” dalla neodirettrice Monique Veaute.
S.A.L.E. offre un’ampia progettualità concentrata sul contemporaneo, tentando di affrontare le contraddizioni della città. La Serenissima, coronata da un’ingente quantità di iniziative legate a eventi di cartellone, viene indagata con uno spirito diverso e diretto a un’apertura maggiore delle sue potenzialità. “Abbiamo individuato due vocazioni differenti della città di Venezia: da una parte quella turistica, che purtroppo non è tanto una vocazione quanto un’invasione, dall’altra quella legata all’arte contemporanea”. A parlare è Marco Baravalle, curatore capo di S.A.L.E., proveniente da diverse esperienze in città, come le attività del centro sociale Morion e l’impegno nelle cause legate alla metropoli contemporanea. L’offerta culturale proposta in Laguna, condita da operazioni d’élite e di facile sollecitazione per il turista, diviene un punto di riflessione per i giovani che vivono la città e per la sensibilità artistica locale. Il turismo, “che da un lato fa bene, ma dall’altro è un movimento che tende a soffocare”, accende la discussione sugli eventi culturali e sulle istituzioni che partecipano a questo processo. Già un primo incontro, avvenuto nell’ambito dei Lost in Production days, dal titolo Produzione immateriale e lavoro creativo, aveva portato una riflessione sui temi che il progetto S.A.L.E. intende perseguire. Luana Zanella, assessore comunale alle politiche giovanili, Marco Tarì, rappresentante per il progetto Uninomade, e il ricercatore Maurizio Lazzaro si erano alternati nel dibattito sull’offerta culturale veneziana, indirettamente proseguito lo scorso 12 dicembre con la tavola rotonda La Biennale è finita. Noi restiamo, che ha visto la partecipazione di diversi curatori e rappresentanti di istituzioni con sede in Laguna, tra cui le fondazioni Querini Stampalia e Bevilacqua La Masa. Serata negli spazi interni del S.A.L.E.A questo proposito, prosegue Marco Baravalle, “il terreno da aggredire è quello della produzione culturale. S.A.L.E. ha lo scopo di dare un primo segnale in questo senso, far sì che Venezia non rimanga esclusivamente una bacheca prestigiosa di una progettualità artistica costruita altrove, ma che diventi essa stessa luogo di produzione e di contemporaneità“.
In questo senso, i giovani e gli artisti emergenti rappresentano la prima chiave di un processo che, nonostante la sua recente nascita e l’attrito generatosi all’interno dell’amministrazione comunale, può già definirsi a uno stadio di produzione concreta. Il 1° dicembre è stata inaugurata Open #0, collettiva di emergenti selezionati tramite un bando di concorso. La mostra, allestita nel magazzino 3 degli Empori del Sale, è diventata momento di confronto e realizzazione di una prima fase del percorso di S.A.L.E., un segno di chiara apertura verso un tipo di produzione troppo spesso ostacolata dal sistema dell’arte. Marco Baravalle conferma la difficoltà: “In città ci sono circa trentamila studenti che, grazie anche alla recente nascita della facoltà di Arti visive e dello spettacolo, costituiscono un tessuto sociale vivo, che fa fatica a essere rappresentato dalle istituzioni culturali e politiche locali. Noi tentiamo, come giovani, come studenti e come lavoratori, di dare una risposta in prima persona a un declino, quello di Venezia, che sembra inevitabile”.
Ma non è tutto. Gli obbiettivi del progetto portano infatti in altre direzioni. A partire da gennaio 2008, il calendario di S.A.L.E. pone l’attenzione su temi diversi, orientati su progetti artistici e interventi provenienti anche dalla sfera internazionale del mondo dell’arte. “Un secondo binario che intendiamo percorrere, complementare al primo, decisamente più legato alla ‘venezianità’ e ai giovani, è quello dei progetti internazionali: mostre, seminari e incontri con artisti, curatori e critici di tutto il mondo”, annuncia Baravalle. “Iniziative per noi particolarmente interessanti, perché accomunate da una certa modalità di fare artistico, come quella di vedere l’arte come mezzo di produzione della realtà e la ricerca come strumento di lettura critica del presente”.
Fino al 17 febbraio, la collettiva Trouble Markers. Arte, inchiesta, spazio pubblico e movimenti sociali, che punta a indagare il rapporto di alcuni artisti con il tema scottante dell’attivismo politico. Tra i partecipanti? Nomi di un certo calibro. Andreas Sieckman, proveniente dalla scorsa Documenta XII; lo spagnolo Marcelo Exposito, che fa del proprio lavoro uno strumento di lotta biopolitica; il colombiano Carlos Motta, che intreccia installazione e inchiesta per toccare argomenti storico-politici; il collettivo francese Claire Fontaine, il romeno Matei Bejenaru e un altro collettivo, Serpica Naro. Tante e diverse attualità in uno spazio unico, per interrogarsi sull’arte che pretende di confrontarsi con la realtà e produrne una nuova.
Gli esterni del S.A.L.E. durante una manifestazione
L’approccio al contemporaneo non è una spinta isolata all’interno di S.A.L.E. e si rivolge anche ad altri campi della cultura contemporanea. Uno di questi è la grafica. Con l’intervento della rivista indipendente “Za Revue” si è svolto The Situationist Workshop, progetto che ha avuto lo scopo di creare una collaborazione collettiva tra i partecipanti e la realizzazione di un book finale. All’interno di S.A.L.E. docks, tra le altre cose, è possibile usufruire anche di una postazione grafica e di un bookshop dedicato alla letteratura alternativa.
La Venezia che sta stretta nella sua vocazione turistica, e che pretende di riconsegnare ai cittadini un modello diverso dalla triste etichetta di “città in vendita”, fa insomma sentire la propria voce. Che non è un semplice diniego. “Il nostro progetto ha sollevato un enorme dibattito sulla carenza di spazi per la cultura del territorio e per quella giovanile”, conclude Baravalle. “Lo stereotipo verso cui Venezia è spinta, cioè quello di città-museo e in decadenza, è pericolosamente vicino alla realtà. La nostra è una forma di resistenza attraverso un progetto propositivo, una dimostrazione della vitalità di Venezia”.

roberta bernasconi

*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 47. Te l’eri perso? Abbonati!


Magazzini del Sale
Dorsoduro 187-188 (Zattere) – 30123 Venezia
Info: sale-docks.org

[exibart]

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