Ph. Jason Leung
Indagare la violenza e la discriminazione di genere nel mondo dell’arte e della cultura, facendo riferimento, in particolare, alla condizione di precarietà strutturale che le alimenta e le legittima: questo il focus di Schiavə mai, incontro pubblico e assembleare che si terrà il 4 giugno 2025, a partire dalle ore 16, nell’aula T0.0 della NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Un format aperto, orizzontale e non gerarchico, rivolto a studentə, artistə, performer, curatorə, lavoratorə dipendenti o autonomə, immaginato come occasione di condivisione e per ripensare il ruolo delle istituzioni formative, non solo come luoghi di trasmissione del sapere ma come spazi di intervento attivo contro le dinamiche oppressive che attraversano la contemporaneità.
A introdurre l’incontro, realizzato con il sostegno della Commissione Diversity & Inclusion di NABA, saranno Elvira Vannini (hotpotatoes.it) e Lilia Di Bella (Archive Books), che da anni lavorano sul rapporto tra pratiche artistiche e sfera politica. Il seminario si articolerà in due panel tematici: il primo, La precarietà come condizione e contesto della violenza di genere, approfondisce come lo sfruttamento economico e simbolico agisca da moltiplicatore di vulnerabilità; il secondo, Riconoscere le discriminazioni e la violenza di genere sul luogo di lavoro, è centrato su strumenti, pratiche e tutele esistenti.
Tra le relatrici: Sara Capaldini ed Elena Lott (SLANG – Unione Sindacale di Base), promotrici di uno sportello gratuito contro le molestie e le discriminazioni di genere attivo a Milano dal 2024, Eva Adduci (AWI – Art Workers Italia), Lisa Basilico (Mi Riconosci), e – da confermare – l’avvocata Giovanna Rizzi. A discutere i contenuti, un gruppo di docenti e ricercatrici della NABA: Beatrice Catanzaro, Angela Maderna, Micaela Flenda, Sara Benaglia, Metyal Cohen, Chiara Lupi, Ilona Särkkö, Alessia Riva, Ginevra Rutherford, Sofia Schartner.
Il mondo dell’arte, spesso idealizzato come spazio di libertà e sperimentazione, è in realtà profondamente segnato da gerarchie implicite e disuguaglianze strutturali. Le soggettività genderizzate e razzializzate continuano a essere relegate ai margini, in un sistema in cui la precarietà del lavoro si intreccia con la violenza simbolica e materiale, con il silenzio istituzionale e con la mancanza di tutele reali. La femminilizzazione del lavoro culturale – caratterizzata da bassi salari, orari flessibili imposti, invisibilità e isolamento – favorisce dinamiche di abuso che tendono a mimetizzarsi e ancor più raramente trovano forme di riparazione.
Nel contesto delle mobilitazioni transfemministe che hanno saputo portare alla luce le intersezioni tra sessualità, potere e ricattabilità, Schiavə mai si propone come primo passo di un percorso collettivo, capace di tradurre l’analisi politica in strumenti concreti di autodifesa, cura e resistenza. Al centro, la consapevolezza che la violenza di genere non è un’eccezione né un’emergenza, ma una componente sistemica dell’organizzazione sociale ed economica in cui si colloca anche il lavoro artistico e culturale.
Completano il programma gli interventi performativi e artistici di Chiara Antonelli, Rebecca Momoli e Alessandra Di Rito, che daranno voce a linguaggi e vissuti capaci di sfuggire alla neutralizzazione discorsiva del trauma e della lotta.
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