S’offre allo sguardo con fare mondano il San Giovanni Battista (1550 circa) dipinto da Agnolo Bronzino e conservato presso la Galleria Borghese: avvolto poco dal panneggio, assai di più dalla luce, che pare trasfigurare l’epidermide in marmo, dovrebbe attingere acqua da una fonte con una padella (la sorgente non la vediamo più) ma starebbe a suo agio in un banchetto di divinità classiche o in una festa di corte.
E non sbaglia di molto chi nota l’interscambiabilità tra soggetti: dato per certo che quello che abbiamo davanti è un San Giovanni, è stato ipotizzato con una buona approssimazione anche chi è quello che sta sotto la superficie di colore.
La presenza del ritratto di un giovane eseguito in origine sulla tela, l’hanno rivelata le indagini riflettografiche eseguite dall’INOA (Istituto Nazionale di Ottica Applicata) – in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze – in occasione del restauro condotto da Paola Mastropasqua: oltre i pentimenti che in corso d’opera hanno mutato alcuni particolari del San Giovanni, ridotto le dimensioni della scodella – con l’intento di armonizzare la composizione – ecco la figura di un nobiluomo, lievemente spostata rispetto a quella del Santo, quasi fuoriuscisse da quest’ultima, in una sorta
Secondo la studiosa, il giovane signore potrebbe essere Lodovico Capponi letterato e uomo di corte, collezionista di dipinti ed antichità, ammiratore del Savonarola (…) famoso non soltanto per la sua enorme ricchezza, ma soprattutto per la sua bellezza: l’identificazione è avvalorata dal confronto con il ritratto di Capponi della Frick Collection (anche questo per mano di Bronzino). La riflettografia ce lo mostra mentre con accenna disinvolto il gesto di scrivere, nell’altra mano i fogli di un volume: immagine di quella dote innata, cui Castiglione aveva dato il nome di sprezzatura.
Sorprese anche da un altro dipinto della Galleria: si tratta di una Madonna con Bambino e San Giovannino (datato tra il 1520-27) variamente attribuita prima a Raffaello poi a Giulio Romano. Qualche risposta arriva dalle indagini con gli infrarossi che restituiscono al primo il disegno della Vergine con il Bambino, assegnano al secondo l’ambientazione con il forte chiaroscuro e la prima idea circa il san Giovannino e confermano la presenza di un collaboratore di Giulio Romano che ha completato il tutto.
Ancora fino alla fine del mese le due opere sono esposte nel salone d’ingresso, hanno accanto le rispettive riflettografie, come dire l’immagine del prima. Poi torneranno nel consueto percorso del Museo.
articoli correlati
Venere e Amore: da Michelangelo in poi, il tema della bellezza ideale
la trama e l’oro: abiti e vita di corte nel Rinascimento, una mostra a Mantova
maria cristina bastante
[exibart]
L'uscita del numero di exibart 131 è stata l'occasione di un'analisi su censura e soft power oggi. Un momento necessario…
Curata da Catherine Nichols, la Biennale di Lione 2026 esplorerà il legame tra economia e arte, ispirandosi al pensiero di…
Un nuovo spazio su exibart, promosso da DUAL Italia, interamente dedicato al collezionismo e al mercato dell’arte. Ecco la visione…
Allo showroom Gaggenau di Milano, una mostra di Betty Salluce apre un nuovo punto di vista sul rapporto tra corpo…
Dopo dieci anni, William Kentridge e Philip Miller tornano a Roma con BREATHE DISSOLVE RETURN, cine-concerto immersivo ospitato nella galleria…
Da settembre 2026, il piedistallo “vuoto” più famoso di Londra ospiterà Lady in Blue: la nuova commissione pubblica dell’artista americana…
Visualizza commenti
Ma questa critica dove l'avete pescata, nel '500?
Bravissima Maria Cristina, articolo splendido!!