Dopo le prime indagini scientifiche nella zona, condotte dall’Amati nel 1830, e l’esplorazione dell’area della Basilica di San Lorenzo fra il 1936 e il 1940, con i restauri del 1987, si andava completando la ricostruzione delle vicende architettoniche e urbanistiche del quartiere, mentre nel 1999 i lavori per la ripavimentazione e per lo spostamento della sede tranviaria lungo corso di Porta Ticinese hanno offerto l’occasione per svolgere un’indagine archeologica nell’area del sagrato, grazie al finanziamento del Giubileo e dell’Amministrazione Comunale; si sono così raccolti molti nuovi dati sulla tormentata storia del colonnato e della piazza, con particolare riguardo alle questioni più dibattute: la situazione della zona prima della costruzione di San Lorenzo, la pianta del quadriportico originario antistante la basilica e l’eventuale presenza di altre colonne a sud delle sedici attualmente esistenti.
La mostra presenta i risultati di queste ultime indagini, illustrate anche da un video, e di un saggio stratigrafico eseguito dall’Istituto di Archeologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore all’interno della Basilica nel 1989, ripercorrendo la storia del complesso laurenziano attraverso materiali (ceramica, intonaci dipinti, rilievi in marmo, metalli e ossi lavorati), disegni ricostruttivi, rare immagini d’archivio dal Seicento ad oggi.
Uno dei grandi meriti di mostre come queste è sicuramente quello di diffondere una buona cultura del restauro facendo capire, ad esempio, che i frammenti di un affresco non sono interessanti solo come documento stilistico ma anche tecnico. L’analisi dei supporti permette oggi di ricostruire, attraverso le impronte, le strutture delle pareti e le tecniche costruttive, mentre lo studio dei componenti porta ad individuare presenze di materiali finalizzati alla conservazione. Sono state infatti trovate tracce di cocciopesto efficace a proteggere gli affreschi dall’umidità di risalita quanto l’impermeabile argilla che si trova mescolata a volte con paglia.
Gli intonaci forniscono interessanti indicazioni anche sulle murature alle quali aderivano, con impronte lasciate dai mattoni o dalle canne parallele legate con fibre vegetali a mazzetti di cinque. Indagini quindi utilissime anche per intervenire correttamente nei restauri quando occorre impiegare materiali affini: a questo proposito, la carrellata sugli interventi precedenti mette in luce gli errori di scavi condotti senza documentazioni adeguate o di restauri eseguiti con materiali non idonei come il cemento armato posto all’interno dei fusti delle colonne negli anni ’40 e ancora negli anni ’50 con danni che gli ultimi restauri dell’87 hanno cercato di contrastare unitamente al degrado causato dalla pericolosa aggressione delle piogge acide.
Come sempre, quindi, una mostra da non perdere per chi ama Milano.
Gabriella Anedi
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