Uno scenario suggestivo, nel cuore della Roma imperiale; una mecenate che viene dal mondo luccicante dell’haute couture; un attore –ma non solo- che è un’icona del cinema indipendente americano. Quello fatto di un po’ di genio, parecchia sregolatezza e alcune notevoli intuizioni.
Con questo mix di ingredienti inaugura la sua attività la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, nata da un sogno nel cassetto di una delle sorelle che hanno fatto la moda italiana. Che con il passato non ci sia più nulla a che fare, Alda Fendi lo dice ben chiaro, rimarcando fin da subito la totale indipendenza della fondazione dall’azienda, dalla famiglia e dall’ambito fashion tout court. Quel che resta è la passione e l’abilità della manager consumata, questa volta messe al servizio dell’arte, in tutte le sue espressioni: dal recupero e tutela, alla promozione dei nuovi talenti, agli attraversamenti con il teatro, la musica, la danza e –perchè no- anche con la scienza. Insieme ad Alda, Alessia Caruso Fendi dirige la galleria, mentre Giovanna Caruso Fendi cura i rapporti con gli artisti che via via saranno coinvolti nei progetti.
Ed una location migliore era davvero difficile trovarla: Palazzo Roccagiovine, a ridosso del Foro di Traiano, costruito su una porzione di quella che fu la Basilica Ulpia. Al piano inferiore è ben visibile un parte di pavimentazione marmorea delle colonne e della trabeazione dell’antico edificio; nella galleria un sistema di lenti d’ingrandimento permette uno sguardo inedito sulla Colonna Traiana, in pieno spirito wunderkammer.
D’eccezione è l’esordio, uno spettacolo teatrale di Raffaele Curi, che vede protagonisti un Vincent Gallo sempre più in odore di sano maledettismo e la musicista anglo indiana Sheila Chandra.
L’idea non poteva che partire dalla Roma Caput Mundi del tempo dei Cesari, così
mariacristina bastante
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vincent gallo il mio coniglio di pasqua preferito.
...with banana-bag, fendi.
vincent, why are you doing it? I hope they are giving you a lot of money at least...
Fino a che punto si potrà spingere la presunzione dei cosìdetti uomini di cultura e/o di spettacolo, convinti che ogni loro idea - ma solo perchè è una "loro" idea - meriti di essere letta, interpretata, realizzata, esibita?
Perchè sul loro tavolino da notte, anzichè conservare l'ultimo numero di ELLE o di VOGUE, non tengono a portata di mano qualche libro di Flaiano? Magari potranno imbattersi nella sua immortale definizione dello spettacolo "sperimentale", che è quasi sempre coronato dal successo con la morte dello spettatore.