Eppure, nonostante il lato folklorico, la visita al Forte Prenestino di Roma in occasione della sesta edizione di Crack! Fumetti dirompenti, è stata particolarmente proficua. Tanta gente, giovani e meno giovani, che si aggirava tra i camminatoi del forte; nel pubblico, persone competenti che sapevano ben giudicare. Gli artisti, poi, tutto erano tranne che lo stereotipo del ragazzone un po’ sfigato che, invece
Presenti invece (almeno nel 90% dei casi), artisti veri e propri, capaci di dare vita a creazioni ineccepibili da un punto di vista estetico che si possono definire “fumetto” solo parzialmente, sconfinando e contaminando i generi. Persone capaci di far trasparire, dal tratto, una originale riflessione di carattere culturale.
Un miracolo se pensiamo al fatto che la partecipazione a Crack! Fumetti dirompenti non è soggetta a selezione e basta proporsi per esporre. La democrazia applicata all’arte, nella sua forma pura, ha dato buoni frutti; la selezione è stata autoimposta dagli stessi autori che sono stati capaci, in alcuni casi, di creare vere e proprie micromostre, perfettamente coerenti dall’inizio alla fine.
Qualche esempio: Cristiano Mancini, artista romano, ha presentato le sue due linee che confinano con l’universo del fumetto, quella dei Demoni ed i Childrens of the night. L’artista francese Rémi ci ha invece deliziato con le sue macchine artistiche del ciclo Panorama ad alimentazione mista elettrico-muscolare. Veronica Felner, infine, artista brasiliana trapiantata a Berlino, che ha presentato un vero e proprio “panorama” di due metri per tre.
Eppure è indubbio che Crack! da un punto di vista espositivo e di pubblico abbia funzionato e che abbia funzionato molto più di una galleria o di una fiera. Un motivo in più di riflessione per gli addetti ai lavori “seri”, un invito a scegliere giovani, piuttosto che riproporre sempre gli stessi nomi o gli stranieri che arrivano in Italia già intronati. Con questo un invito, anche, a rivedere totalmente le strategie di marketing e di comunicazione, che hanno come target un pubblico che, oramai, non esiste più.
Insomma che Crak! Fumetti dirompenti, possa essere di monito e di esempio agli uomini del “sistema dell’arte”. Alle volte per allestire un successo basta poco, veramente poco …
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Noto che l'autore dell'articolo ha fondamentalmente indirizzato il testo a favore di una comparazione tra ciò che chiama "sistema dell'arte” e l'ambiente del Forte Prenestino tralasciando aspetti più oggettivi e meritevoli quali i temi e gli artisti di questa edizione.
Sembra quasi che le "rivoluzioni dell'arte" del XX secolo siano state dimenticate e la pop art ci circondi solo per il suo aspetto commerciale dopo che - a distanza di 50 anni - il "sistema" l'ha finalmente integrata all'interno suo complesso organismo, con l'onere di doversi egli stesso adattare a tale rivoluzione concettuale.
Pertanto, il Crack! concettualmente rifiuta le strategie di marketing e di comunicazione perchè non sono previste, sono fuori dalla logica stessa del Crack! quanto l'idea di selezione artistica. Così come il Crack! non è una galleria, i cani, il fumo, il cibo, la musica ecc sono protagonisti del Festival quanto le opere, e tutto ciò viene trainato dalla partecipazione attiva degli artisti (e dei non-artisti).
Il Crack!, come (mi) è stato detto più volte, non va visitato, al Crack! bisogna partecipare: solo così si può capire che il festival appartiene ad un altro, ennesimo "sistema dell'arte" nel quale non v'è spazio a grandi nomi strappati a qualsiasi costo e/o qualsivoglia etichette di categoria.
Mi viene d'aggiungere, dopo questa edizione, che questo successo non è affatto un miracolo, è la "dirompente rivoluzione".
Bella storia, peccato non poter fare un salto...magari, a Milano, qualche volta....