Le opere provengono dalle più importanti raccolte pubbliche e private come il Museo Statale d’Arte Medioevale e Moderna di Arezzo per Adriano Cecioni, dalla Galleria d’Arte Moderna – Pitti per le tele di Telemaco Signorini, Giovanni Fattori e Vito D’Ancona, dal Museo della Scienza e della Tecnica per Silvestro Lega ed altre ancora.
Paesaggi, nature e personaggi assopiti nella calma del meriggiare sono strutturati sulla scia della “Scuola di Barbizon” e dagli echi della “Esposizione Universale” di Parigi del 1855. Firenze era il centro di incontro per i Macchiaioli. Al “Caffè Michelangelo” di Firenze si discutevano le problematiche sulle tecniche della “pittura di macchia” usata come, strumento per esprimere quel “tenero sentimento” della natura.
E’ possibile osservare nelle tele di piccole e medie dimensioni, come in quelle più grandi della sala centrale, la luce, che irradiandosi, illumina l’immagine paesaggistica rendendola agli occhi di chi osserva limpida e pura.
Il colore usato, a “macchia” delimita i contorni delle immagini stabilendo un forte contrasto tra l’ombra dei personaggi e delle cose provocato dalla violenta luce solare.
Esemplificativo, in tal senso, è “Paesaggio alberato con tre monache”, 1862 – 63, olio su tela di Giovanni Fattori.
Il Museo del Corso offre, inoltre, la possibilità, di vedere alcune opere degli artisti in mostra, nell’unico spazio virtuale in Italia: “Il teatro virtuale” (una sala con 50 posti).
La Infobyte ha realizzato, per questa occasione la mostra virtuale: “I luoghi della pittura di macchia”, applicando le sofisticate tecnologie della realtà virtuale al settore dell’arte.
Il teatro virtuale è strato realizzato grazie al progetto europeo MOSAIC – “Museums Over States and Virtual Culture” (European Union – DGXIII TEN Telecom/Cultural Heritage).
maria elena crea
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