Ed evento è l’esposizione allestita nella sala del Vittoriano di Roma dedicata alle grandi mostre – Chagall e Renoir le ultime due – d’arte moderna: Claude Monet. Ed è subito coda fuori dal museo, scene di follia per leggere i compendi bibliografici in prima fila, attese estenuanti per visionare i filmati da una distanza ragionevole.
Alcuni impressionisti sono rappresentati al Museo del Corso, che già da alcuni mesi accoglie i capolavori del Puskin di Mosca; moltissimi quadri, provenienti dall’Ermitage, sono alle Scuderie Papali per quella che è la mostra dell’anno. Ora questa grande monografica celebra l’artista che diede il nome al movimento pittorico creato da Manet in cui si riconobbero Sisley, Renoir, Degas, Cezanne, Pissarro ed altri geni affini oltre, ovviamente, al nostro Monet.
“Il maestro della luce ” recita il sottotitolo della mostra, ed è la luce, o meglio l’illuminazione, una delle caratteristiche che rendono “evento” questa mostra. Un nuova tecnologia, già vista in altre esposizioni quest’anno e che sta prendendo sempre più piede, consente d’illuminare singolarmente le tele che così sembrano sospese nel vuoto in un ambiente oscuro.
Si tratta perloppiù di opere inedite, mai viste, appartenenti a nobili famiglie e facoltosi collezionisti. E non c’è solo la luce in queste tele, la luce è protagonista, ma non può certo illuminare se stessa. Ecco dunque i contenuti, i soggetti del maestro francese. Quasi un parallelo con i quattro elementi: c’è l’aria – gli impressionisti inventarono la pittura en-plain-air – ed all’aria è legata l’ariosità, l’onnicomprensività che fa di un quadro un capolavoro; c’è l’acqua, dal mare di Bordighera a quello della Manica passando per la Senna e per il Tamigi dove si rispecchiano due soggetti ricorrenti in Monet: il ponte di Waterloo ed il Parlamento entrambi a Londra; c’è la terra (intesa anche come natura), forse quella che mette più in crisi l’artista insieme alla luce. Ha paura di non riuscire a coglierne i cambiamenti continui.
Dopo terra, aria ed acqua ci si aspetterebbe il fuoco, noi qui abbiamo sostituito con la natura, senza la pretesa di creare una nuova filosofia ma con la modesta volontà di raccontare un’esposizione che crea il silenzio. Nel senso più buono dell’espressione. Nell’unica sala, cinquanta capolavori, un centinaio di persone per volta, in silenzio, contemplazione, ammirazione. Un’atmosfera indicibile che viene interrotta da una delle guide che, senza colpa (ci mancherebbe) ed anche sottovoce, prova ad accennare: “…a questo punto non so se è il caso che io intervenga?!?…”. Non era il caso ma va benissimo anche così: dopo trenta secondi si ricrea il silenzio.
massimiliano tonelli
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Ho visitato l'esposizione "Monet,il maestro
della luce" e , in quanto ad opere,e' veramente strepitosa,per quanto riguarda l'organizzazione avrei gradito uno sconto,rispetto al prezzo di £ 15000,in quanto studente di"Conservazione dei beni culturali",l'avrei veramente tanto gradito!!!