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Finissage | La grande illusione | Temple University, Roma

di - 6 Marzo 2014
“I libri non si buttano”. Dev’essere stato questo il primo pensiero di Manuela De Leonardis, curatrice de La grande illusione quando ha scorto vicino a un cassonetto 128 romanzi d’amore tascabili che non ha avuto il coraggio di abbandonare.
Ma neanche di tenere, perché in fondo un’intera collana di mediocre e stereotipata letteratura femminile non fa bella figura in nessuna libreria. Come trasformarli invece in qualcosa di unico, di prezioso e anche di utile? Con una mostra all’insegna della solidarietà. Ogni libro è stato consegnato ad un artista insieme alla piena libertà di interpretazione e 123 sono le opere venute fuori da questo esperimento a sostegno del progetto CAKE per Bait al Karama Women Centre, prima Scuola di Cucina Palestinese e primo convivio Slow Food a Nablus (Palestina).
L’amore vano e patinato di questi romanzi si è trasformato così in una forma di amore più universale, e la “Grande Illusione” ha portato in vita una “Bella Realtà”.
Ma la buona causa non è l’unico punto di forza di questa operazione, anzi.

Pur partendo dallo stesso oggetto gli artisti coinvolti hanno prodotto una varietà di opere sorprendente, trattando tematiche di ogni genere e sfruttando le tecniche più disparate.
Nella maggior parte dei casi il libro è presente, intonso o bruciato, strappato, cucito, trasformato in gomitoli aggrovigliati. Pietro Gaglianò con “After the Affair – The way I tried (and failed) to turn a bad novel in another bad novel” ha sostituito tutti i pronomi femminili con pronomi maschili nel tentativo di dare un nuovo significato al romanzo ma, come dal titolo, senza successo. Altri hanno scelto di riempirli dipingendoli, disegnandoci sopra, scegliendo per ogni pagina una parola a caso come ispirazione. Sergio Marcelli ricevendo un libro intitolato “Born to be a dad” ha affidato le illustrazioni al figlio di tre anni. Altri come lui hanno scelto di interpretare il titolo, molti l’immagine di copertina. Non tutti hanno letto il testo per intero, perché in inglese o perché insopportabilmente melenso, altri invece lo hanno analizzato parola per parola. Ci sono fotografie, sculture, quadri, una grande matita la cui mina è stata realizzata da Elly Nagaoka con le ceneri del libro “Shattered Trust” nella speranza che qualcuno la usi per riscriverlo meglio. I temi trattati sono altrettanti, da scelte meno “impegnate” ma ironiche, come trasformare la copertina del romanzo nella locandina di un B-movie, fino al femminicidio, il mito del corpo, l’ecologia, l’immigrazione, l’amore omosessuale e, ovviamente, l’amore in generale.
Cuori ritagliati, asportati, celebrati fino all’estremo kitsch delle cornici di Alessandra Baldoni che, con “Shake frame’s love”, mette in contrapposizione quanto alto e quanto frivolo l’amore sappia essere. Pagine che si trasformano in falene accalcate su una luce destinata a spegnersi e sulle cui ali le parole diventano necessariamente effimere, come in “Prefazione” di Fabrizio Cicero e amori dai finali ignoti come quello raccontato nell’opera autobiografica di Vera Comploj “Waiting Game”.
Una mostra che lascia con tanti spunti di riflessione e con la certezza che l’amore potrebbe anche essere una grande illusione, ma sicuramente è un argomento su cui tutti avranno sempre qualcosa da raccontare.
Oggi sarà possibile visitare la mostra dalle 14:00 alle 18:00 durante il finissage.
Martha Ter Horst
mostra visitata il 18 febbraio
La grande illusione
The Gallery of Art, Temple University Rome Campus
Lungotevere Arnaldo Da Brescia, 15, Roma

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