Categorie: roma

Fino al 09.V.2015 | Duane Zaloudek, Early Works | Monitor, Roma

di - 5 Maggio 2015
“Do anything but don’t ask that I hang up my rock and roll shoes, hang up my rock and roll shoes” è il ritornello della famosa canzone Rock and Roll Shoes interpretata magistralmente da uno dei più autorevoli cantautori americani, Johnny Cash, forse quasi tutti a questo punto avranno pensato a dei scuri stivali a punta, da vero cowboy. Cosa c’entrano con la mostra? Andiamo con ordine…
Fino al 9 maggio presso la galleria Monitor saranno visibili dieci dipinti dell’artista americano Duane Zaloudek (Texahoma, 1931, vive e lavora a New York).
Le tele in mostra realizzate nel periodo giovanile fanno parte delle serie Trask (1961-64) e Milarepa (1965-67), sono state esposte al Whitney Annual nel 1969 e da allora non sono state più esibite.
Per la felicità di tutti gli appassionati, e in via eccezionale, questi lavori vengono riproposti per questa prima personale romana. La mostra, fa seguito all’esposizione tenutasi a gennaio presso la sede americana Monitor Studio e segna una nuova ed interessante collaborazione tra l’artista e la galleria. Entrambe le esposizioni sono state curate dalla gallerista Paola Capata e da Brett Littman, direttore esecutivo del Drawing Center di New York.
Duane Zaloudek, classe 1931, è un signore anziano, dal viso bonario e dall’espressione mite, non dimostra i suoi ottantaquattro anni, portati veramente benissimo! Il giorno dell’inaugurazione, ciò che veramente attira l’attenzione, sono gli scuri stivali a punta che indossa, da vero cowboy, è così che si presenta! Il successo e i riconoscimenti internazionali sembrano non aver scalfito la semplicità delle proprie origini, quella di un americano del profondo sud degli Stati Uniti.  La stessa semplicità che si ritrova nei suoi lavori.

Così, le grandi tele astratte esposte nelle sale della galleria funzionano come “porte magiche” che attirano e incantano. Duane Zaloudek accosta ampie e discontinue campiture di colori su cui dispone forme primarie prevalentemente circolari e speculari spesso divise a metà da sottili linguette di colore tono su tono, evidente nella maggior parte delle pitture su tela realizzate tra la fine degli anni Cinquanta e per tutti gli anni Sessanta, caratterizzate da un gamma di colori tenui come gli ocra, i marroni, il rosso terra di Siena e il rosa, a parte la presenza quasi costante del nero e del bianco, colori che tendono a scomparire, fino quasi ad annullarsi, nelle tele grigio ghiaccio e bianco su bianco realizzata tra il 1968 e il 1971.
La pittura viene concepita come esperienza fisica piuttosto che mentale non c’è nient’altro da dire, si tratta solo di stabilire un accordo tra osservatore e dipinto. Sarebbe noioso quindi, speculare sulla riflessione teorica, relativa all’inibizione sensoriale che ha portato l’artista, nelle sue tele, a ridurre al minimo la stimolazione visiva, allontanando in tal modo il suo lavoro da una mera lettura formale, così come sarebbe superfluo parlare delle interpretazioni e allusioni alla sfera sessuale di cui sono stati oggetto i suoi dipinti.
Dunque, l’unico consiglio per i visitatori è quello di lasciarsi andare ed esplorare le superfici, acquisendo la consapevolezza di essere osservatori privilegiati della semplicità delle cose, la riscoperta delle origini, che si può associare idealmente solo al lasciarsi coinvolgere dal ritmo energetico ed elementare della musica country… “Do anything but don’t ask that I hang up my rock and roll shoes, hang up mi rock and roll shoes”.

Marta Leteo
mostra visitata il 31 marzo
Dal 31 marzo al 9 maggio 2015
Duane Zaloudek, Early Works
MONITOR
Palazzo Sforza Cesarini
via Sforza Cesarini 43a 00186 Roma
Orari: dal martedì al sabato dalle 13 alle 19
Contatti:  +39 0639378024, monitor@monitoronline.org

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