Di queste stanze, momentaneamente disabitate, non vediamo che una frazione di spazio, dilatata dal formato orizzontale della tela, o serrata, compatta in un quadrato perfetto: un angolo in cui lo schienale del divano, il profilo di un paralume, l’ombra proiettata dal bracciolo di una poltrona sono simili a quinte, chiudono e – in un certo modo – concludono l’inquadratura, sembrano quasi farsi garanti di un equilibrio irreale e inspiegabile.
Il pavimento s’inabissa pericolosamente, i mobili s’inclinano, il paesaggio all’esterno si appiattisce, schiacciato dalla visione aerea: è difficile per chi
Storie Trasversali dal fascino ipnotico, quelle che l’artista espone presso l’Associazione Maniero: alcune opere recenti, un breve video ed una piccola scultura in bronzo; le immagine consecutive della stanza, ripresa ruotando la videocamera, sono un rimando evidente a quanto
Sono sospese ad un’altezza vertiginosa, le stanze dipinte da Francesca Tulli, si affacciano su distese illimitate di edifici, reticoli di strade, o su un paesaggio campestre, che sembra continuare – sempre uguale – anche oltre la superficie del quadro; hanno i toni dell’ocra, queste visioni dall’interno, o sono in bianco e nero, come se provenissero da un tempo imprecisato, qualche volta sono pervase da un rosso purpureo, attraversate da contrasti drammatici di luce e ombre brune.
Dopo la mostra di Marco Neri e questa esposizione di Francesca Tulli, proseguirà ancora la riflessione dell’Associazione Culturale Maniero sulla giovane pittura contemporanea.
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Ma Marco Neri era un altra cosa, ammettiamolo.