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Fino al 10.III.2018 | Ho Ho Ho | Frutta, Roma

di - 28 Febbraio 2018
Uno spazio incastonato tra gli stretti vicoli del centro, un inciampo tra gli assi della città e i percorsi di chi la abita, una dimensione altra immersa tra la stringente totalità comunitaria e l’alienante condizione di singolo, uno spazio tra i meandri della contemporaneità, uno spazio “tra”.
Frutta Gallery rappresenta oggi questo strappo imprevisto nel tessuto cittadino grazie al progetto “HO HO HO” a cura di Alek O., Gabriele De Santis, Santo Tolone e Spring, dove le opere di un folto gruppo di artisti vengono proposte nell’ambiente della galleria, trasformato per l’occasione in una sorta di hortus conclusus, e inserite in una natura artefatta nella quale a spiccare è un totale ribaltamento del reale.
Un sentiero fatto di terra ci introduce nel luogo in cui la ricerca artistica diventa condivisione, tra alberi, piante, specchi d’acqua, rami e montagne di foglie secche, generando la sensazione di una natura  che non vive per sé ma crea spazio e si trasforma in opera d’arte.
Un sistema apparentemente aperto e tuttavia racchiuso tra le pareti bianche della galleria, ridisegnate e ampliate rispetto alle reali dimensioni, dove il visitatore, assorto nello studio del dettaglio, si trova circondato da installazioni in cui a prevalere è l’eco lontano dell’elemento naturale, sovrapposizione che produce un totale stravolgimento sensoriale. Nella costante alternanza di pieni e di vuoti, immersi nell’odore e nella varietà delle piante locali, le opere si rivelano calamitando lo sguardo.
Jeremy Hutchison, Movables, 2017 Digital Print on Billboard Paper 200 x 100 cm
Uno scontro ma anche un dialogo riuscito tra arte e natura che si manifesta in una successione di lavori dal carattere evocativo come Casual Friday (2013) di Ditte Gantriis, tela dalla peculiare forma ondulata, custode di una certa memoria ornamentale; l’opera su carta di Alek O., Santo Tolone e Gabriele De Santis, Ho Ho Ho, Unlimited Editions (2017); Untitled (2017) di Jonathan Monk; Sasso 1, Sasso 2, Sasso 3, Sasso 4, Sasso 5 (1982-84) storico lavoro di Enrico Benassi che utilizza la morfologia delle pietre come base per animare un elemento altrimenti privo di significato; Nextfilm (2016) di Roberto Coda Zabetta, nel quale la resina viene usata dall’artista al posto del colore dando vita, attraverso la sovrapposizione di vari strati, a un paesaggio materico dalle linee morbide; le delicate sculture in jesmonite di Holly Hendry, Nasothek (2017); Cigarettesanddietcoke (2014) di Marco Giordano, un sasso di grandi dimensioni lasciato a terra, il posto da sempre deputato, snaturato e reso apparentemente estraneo dal colore verde della vernice acrilica, mutato in un oggetto di plastica dall’intervento dell’autore; October Leaves (2015) dell’artista inglese Lauren Keeley, un’opera ibrida, una scultura in legno e tessuti serigrafati a mano che, attraverso la stratificazione di immagini, tecniche e materiali, porta lo sguardo a infrangere i limiti della stanza, attribuendo all’esposizione un’ulteriore livello di significato. Il poster di Elisabetta Benassi, Bushman has a new toy (2013), parte della serie dedicata all’omonimo gorilla, si inserisce in questo contesto come un suggerimento, rafforzando ulteriormente l’illusione, e orientandosi in realtà verso il tema del recupero della memoria, che caratterizza la ricerca dell’artista; nei suoi lavori immagini, personaggi e oggetti che provengono dal passato sembrano tornare in una sorta di risalita dalle profondità della storia, prefiggendosi la finalità di giungere a una comprensione delle ragioni del presente.
Un’energica pausa in questo equilibrio è rappresentata dal lavoro di Sol Calero, La Sauna Caliente (2016), una tenda dai colori vivaci che, posta al centro dello spazio, come punto di rottura e quinta scenografica, cala dall’alto per circoscrivere le opere di Santo Tolone, Chicago di notte (2017), e di Gundam Air, Minestrone (2017), restituendo loro una giocosa e necessaria intimità.
Concludono la sequenza i lavori su carta dal carattere performativo di Jacopo Miliani, Shades (2017), la moneta di Ryan Gander, We never had a lot of € around here (2010) e l’opera di Santo Tolone, O ($,L, €) (2016), accomunati dalla ripresa e dalla reinterpretazione del tema dell’objets trouvés; oggetti esteticamente invisibili nell’ambito della vita ordinaria che vengono trasformati in opere d’arte, favoriti, in questo caso, dalla loro qualità di poter essere facilmente persi in un bosco; ed è quello che accade, solo il visitatore attento è deputato a un nuovo ritrovamento.
Il progetto “HO HO HO” rappresenta quindi un’esperienza immersiva e fugace che dimostra la capacità di poter dar vita a un ambiente visivamente dinamico e articolato, anche se sommessamente destinato al disfacimento, dove la natura è concepita, raffigurata, riprodotta e dove le nostre aspettative, tra sperimentazione e indagine artistica, si scontrano con la tangibilità del reale.
Sara Maria d’Onofrio
mostra visitata l’8 febbraio

Dal 25 novembre 2017 al 10 marzo 2018
Ditte Gantriis, Elisabetta Benassi, Enrico Benassi, Gundam Air, Holly Hendry, Jacopo Miliani, Jonathan Monk, Jeremy Hutchison, Lauren Keeley, Marco Giordano, Roberto Coda Zabetta, Ryan Gander, Sol Calero
Ho Ho Ho
Frutta, Roma
via dei Salumi 53, Roma
Orari: da martedì a sabato dalle 13:00 alle 19:00
Info: www.fruttagallery.com

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