La pacata e affettiva atmosfera delle opere di Vadim Gushchin (Novosibirsk 1963) costruisce uno spazio di altri tempi, ma vibrante e presente. La fotografia diviene occasione l’occasione per far vivere quegli oggetti di uso quotidiano a cui siamo legati o che gettiamo via dopo averli utilizzati. Una realtà di sottofondo del vivere gli eventi, che acquisisce una dignità discretamente monumentale.
La luce si spinge con curiosità tra le pagine dei libri, nella confezione di candele, tra i bicchieri di plastica tra la frutta e li disegna, li scolpisce con sapienza. Inevitabile è il paragone con le nature morte morandiane con le quali le opere di Gushchin sembrano condividere l’intima affettività.
Tra gli oggetti diversi -ognuno dei quali costituisce il filo conduttore di una serie di fotografie- emergono iscrizioni che rimandano alla patria del pittore, la Russia, a cui quegli stessi oggetti appartengono. D’altra parte è visibile la presenza delle diverse esperienze artistiche acquisite da Gushchin durante i numerosi viaggi in Europa e negli Stati Uniti.
Nella semplicità dei componenti dell’immagine, l’artista scopre le relazioni tra forma e materia, tra materia e spazio e ancora tra forma e anima: è questo il caso in cui l’arte trasforma il guardare, muta e ridefinisce il rapportarsi con le cose, alle quali il tempo ha attribuito un significato che sembra statico e immutabile. E’ mutare dall’interno, con sensibilità artistica, un valore (o non valore) che sembra scontato e consolidato.
“Tuttavia” come afferma Augusto Pieroni nel saggio introduttivo sull’artista ” qualcosa in Gushchin deborda dal profilo di questa innocua bonomia: è una specie di velata, irrefrenabile risata filosofica che sprigiona dal praticare e marcare con una riflessione implacabile i soggetti più diversi”: è quella stessa vena filosofica, d’altronde, da sempre presente nelle nature morte.
Il percorso espositivo, realizzato con la collaborazione della DAR-Arte Russa e Contemporanea, propone alcune significative serie realizzate dall’artista: Biblioteca, Le mie cose e Natura morta. L’intento è quello di portare a conoscenza del pubblico italiano una figura già da anni apprezzata nell’ex URSS, nell’est europeo, negli Stati Uniti e in altri Paesi dell’Europa e, più in generale, di aprire un contatto con “le espressioni artistiche della Russia contemporanea”.
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alessandra campoli
mostra visitata il 12 maggio 2004
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