Una videocamera bloccata sul cavalletto. Un’immagine che è foto -particolare visione e prospettiva dello spazio che ci circonda- e video, movimento che segnala lo scorrere del tempo, il dinamismo presente nel momento e nello spazio prescelti. Raffaella Mariniello (Napoli, 1961) ha raccolto così numerosi i frammenti di vita delle città del Mediterraneo –Europa, Nord Africa, costa orientale– che espone allo Studio Trisorio affiancando le tante piccole immagini proiettate insieme su di un’unica parete, all’insegna di una visione globale dello scorrere dell’esistenza cittadina lungo le coste del mare nostrum.
Strade e piazze consacrate al passeggio di turisti e abitanti; paesaggi di periferia, bucolici o monumentali; giostre, ai nostri occhi superate, in cui i bambini volteggiano in allegre evoluzioni; porti industriali, acque dove pneumatici di auto galleggiano, affondando e riemergendo senza sosta. Visuali associate o distanziate tra loro secondo accostamenti che suggeriscono delle riflessioni sull’ambiente e gli insediamenti umani.
La fotografa napoletana scardina il concetto “istantaneo” della fotografia attraverso il movimento del video, recuperandolo però in un allestimento che vede accanto alla proiezione l’esposizione di alcuni dei fotogrammi corrispondenti. Le immagini, a volte sfocate a volte in perfetta definizione, ci riportano alla sua particolare percezione della realtà, al personalissimo mondo che l’artista col suo lavoro tende a ri-creare; un universo fatto di movimenti indefiniti e a tratti surreali, spesso in stretto connubio con prospettive urbane decisamente realistiche.
Una visione a volte quasi “pittorica” che –come per i video- predilige comunque la rigorosa armonia del bianco e nero.
Un’intuizione visiva delle realtà cittadine che per la sua particolarità le è stato chiesto di “esportare” anche in Gran Bretagna con un lavoro sulla regione del Galles che ad ottobre presenterà alla Turner House Gallery. E proprio il Nord Europa –dove si fanno strada le ricerche sulla fotografia in movimento– potrebbe essere il perfetto completamento di questo lavoro sul Mediterraneo “videofotografato”.
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