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fino al 10.VI.2006 | Donata Pizzi – Città metafisiche | Roma, Archivio Centrale dello Stato

di - 5 Giugno 2006

Μετά τά φυσικά. Metafisica. Con questo termine, Aristotele indicava la parte dei suoi scritti che veniva dopo quelli dedicati alla natura. E proprio da queste opere scaturisce il senso che siamo soliti attribuirgli, di un concetto legato all’essenza delle cose, svincolate dalle forme reali ad esse assegnate. E se Giorgio de Chirico è stato il pittore della metafisica per antonomasia, queste foto, con le loro città, hanno molto a che vedere con quella pittura. Come le piazze degli anni della Prima Guerra Mondiale di de Chirico ritraggono spazi vuoti, astratti, dove il tempo sembra essersi fermato, nelle fotografie di Donata Pizzi accade la stessa cosa. E le piazze sono ancora quelle. Quelle delle cosiddette Città di Fondazione, costruite negli anni Trenta in Italia come in Libia, Eritrea, Etiopia e nel Dodecaneso. A volte imponenti bonifiche come quelle dell’Agro Pontino, a volte singole costruzioni come ospedali, scuole, cinema o chiese che hanno visto l’intervento di architetti italiani nelle colonie del Regno.
La grande capacità della fotografa è stata quella di annullare i connotati spazio-temporali di questi luoghi, di farli galleggiare nel tempo, di ritrarne le similitudini, con il risultato che di fronte ad un paesaggio con difficoltà potremmo dire se si tratti di Sabaudia o di una città etiope, tantomeno dire in che anno sia stata scattata la fotografia. L’assenza di persone e oggetti che possano ricondurre ai tempi odierni, decontestualizza totalmente i luoghi e rende l’atmosfera irreale. Dietro il lavoro di Donata Pizzi di cercare queste città una ad una in un vero e proprio documentario, c’è anche stata la sensibilità di indagare nelle storie delle persone che hanno abitato quelle città, lontano dalla propria patria. Tanti contadini, in gran parte veneti, a ricostruire la vita come le stesse città che venivano su dal nulla, su terreni vergini. La povertà, il lavoro, l’operosità emergono in molti scatti, anche in quelle delle città italiane. Come quella ad esempio di Tor Viscosa, vicino Udine. Una fabbrica per la produzione di una fibra. I lavori di Pizzi scaturiscono sempre da un fatto accidentale. In questo caso la fotografa racconta di essersi trovata in Etiopia, di essersi svegliata un mattino e dopo essersi affacciata, aver provato un sentimento di spaesamento, di confusione, le sembrava di trovarsi proprio in una Sabaudia africana, nell’altipiano del Simien. Da qui il suo cammino, alla ricerca di tutti i luoghi dell’architettura italiana degli anni Trenta. E mentre all’inizio l’assenza di persone e oggetti aiutava a renderli il più possibile leggibili, poi quello stesso vuoto si accorse che “restituiva intatto a queste città interrotte la suggestione completa della loro breve storia” .
In mostra anche un’accurata selezione di documenti provenienti dall’Archivio di Stato che aiuta a ricostruirne le tappe di edificazione, con mappe, piante catastali, piani regolatori, progetti. Infine un filmato degli anni ‘50 dal titolo La perla, che racconta la nascita di Sabaudia, sotto forma di un sogno di una giovane ninfa, realizzato da Novecento.

valentina correr
mostra visitata l’11 maggio 2006


Donata Pizzi – Città metafisiche. Architetture di fondazione dall’Italia all’oltremare
Archivio Centrale dello Stato, Piazzale degli Archivi 27, Roma EUR
12 maggio – 10 giugno 2006 – Dal lunedì al venerdì dalle ore 15.00 alle 18.00, sabato dalle ore 10.00 alle 13.00.Ingresso libero. Catalogo Skira


[exibart]

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