Grandi quadri in cera vergine e pigmenti ad olio spiccano attraverso le vetrate d’ingresso. Un colpo d’occhio nella sala dalle pareti bianche e dai soffitti alti. Alla Galleria Moncada è in mostra Eclipses 2006 di Josè Maria Sicilia (Madrid, 1954) e si tratta di un ritorno. Il pittore spagnolo nel 2002 aveva infatti inaugurato la galleria dopo i lavori di restauro. Ma, se nell’esposizione precedente si era concentrato sull’iconografia del fiore, in questi ultimi lavori, realizzati nel suo studio a Maiorca, il motivo naturalistico, divenuto astratto, tende a disfarsi. Come offuscato da un flash si diluisce in schizzi di colore chiaro intenso. La mostra si apre con dipinti dai toni molto accesi, ma già in quelli della sala intermedia la luminosità si smorza; il colore, più freddo, resta come imprigionato sullo sfondo. Nell’ultima saletta, altri quadri più piccoli dove predominano i colori scuri: nero, viola blu. Le trasparenze si alternano alla completa opacità. Questo processo metafisico del rivelarsi e dell’oscurarsi, l’artista lo chiama “eclissi”. Non a caso le maggiori fonti d’ispirazione di Sicilia attingono alla letteratura mistica di Ramon Llull e di S. Giovanni della Croce. Secondo quest’ultimo, per raggiungere la vetta mistica, l’anima deve affrontare le notti: esperienze intime di spogliazione interiore.
Già da alcuni anni Sicilia ha centrato la sua ricerca sulla luce, fino alla sua coagulazione. Questo spiega il suo interesse per la cera come materia prima e non solo come tecnica. Si tratta di un materiale organico soggetto a cambiamenti di densità, che l’artista usa mirando a una pittura in cui “le preoccupazioni formali non siano del tutto sotto controllo”.
Fin dalle prime mostre, sull’onda del neo-espressionismo dei primi Ottanta, il tema della natura ha svolto un ruolo importante nel lavoro di Josè Maria Sicilia. Nella
Eclipses, seppure in forma allusiva, ripropone questi motivi. Qui è la luce, la materia stessa, a farsi vita organica. Pulsante. Come magma che cristallizza la densità dei colori, come orditura che in trasparenza suggerisce l’ala di una farfalla.
lori adragna
mostra visitata il 4 ottobre 2006
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