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fino al 10.XII.2003 | Marina Paris – Parco | Roma, Volume!

di - 5 Dicembre 2003

Nel tuo lavoro il richiamo al mondo infantile è una costante che sembra però prescindere da intenti autobiografici. come riesci a prenderne distacco e riferire in modo impersonale alcune sensazioni?
Credo sia dovuto al modo di raccontare, in fondo avvicinarsi alla sfera dell’infanzia implica una sorta di narrazione, in questo caso è una narrazione condotta per tracce, per suggerimenti tali da lasciare la libertà e la possibilità, a chi osserva il lavoro, di risvegliare la propria memoria personale e di riferirla in modo naturale, spontaneo ad una memoria collettiva.

L’assenza della figura umana nella rappresentazione (sia essa tradotta in immagine fotografica, in scultura, in proiezione o in disegno) e la centralità di elementi che ne suggeriscono una ancor più forte presenza (come in questo caso le registrazioni effettuate nei parchi o l’altalena che simuove), ti aiuta a non identificarti troppo e può invece facilitare, nell’osservatore, una maggiore identificazione?
Sicuramente sì. La presenza/assenza di alcuni elementi all’interno del lavoro guidano l’osservatore verso specifiche atmosfere e memorie legate all’esperienza personale, mantenendo comunque costantemente in bilico il rapporto tra realtà ed immaginazione, che è poi la sensazione che principalmente mi interessa suscitare.

L’elemento “inquietudine”, nell’osservare i tuoi lavori, sopraggiunge come retrogusto e sembra costituire il completamento dell’opera. Nell’installazione per Volume! questo fattore risiede evidentemente nell’immagine dell’altalena che con un’oscillazione costante e testarda lentamente intacca l’intonaco del muro. A cosa intendevi far riferimento?
L’altalena, elemento spesso presente nei miei lavori, come oggetto ludico, diventa qui a Volume! macchina ossessiva. Con il suo movimento regolare e continuo sbatte e sgretola il muro della galleria, divenendo strumento di un’azione violenta, distruttiva, mirata a rompere “fisicamente” il confine con lo spazio, sbriciolando le pareti stesse del muro e assottigliando sempre più il confine tra interno ed esterno. In quest’immagine c’è sicuramente un riferimento al desiderio di invadere e di comunicare con altri spazi, a cominciare da quelli pubblici.

Parco sembra coinvolgere e soddisfare quasi ogni senso: la vista grazie alle immagini (gli occhi del visitatore si riempiono di verde), l’udito attraverso l’installazione audio, l’olfatto e il tatto nel contatto con un esteso praticello odoroso. Il gusto risiede forse nella soddisfazione che come artista hai provato nel poter operare in uno spazio in piena libertà?
Volume! è uno spazio particolare, unico, che cambia connotazione fisica a seconda dell’intervento dell’artista, e credo che la forza di questo luogo risieda proprio nel suo carattere camaleontico. Nel mio caso ho voluto giocare sull’idea dello smarrimento, ovvero ricreare all’interno di Volume!, uno spazio esterno.

Nello specifico come si sviluppa il lavoro?
Il lavoro si sviluppa in due ambienti, come un percorso ben preciso. Nel primo ci si trova ad affrontare una situazione esclusivamente sensoriale: cammini in un prato vero, ne avverti il profumo, ascolti il vociferare e i rumori tipici del parco.

E nell’ambiente successivo?
Qui l’attenzione viene catturata dal movimento regolare e continuo dell’altalena: il suono diffuso nella prima stanza qui giunge solo come riverbero, mentre è il rintocco ossessivo sul muro che diventa protagonista. Lo spazio di Volume! Assume la valenza di contenitore per i sensi, da attraversare, da vivere. E’ un tragitto da compiere e in cui ritrovarsi, già a metà strada, un po’ smarriti, un po’ perplessi.

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Marina Paris – Parco
Volume! via di San Francesco di Sales 86/88 (trastevere – via della Lungara) 0670301433, www.volumefnucci.it, info@volumefnucci.it  lun_sab 17-20, catalogo in galleria


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