La nanotecnologia studia un mondo che c’è ma non si vede. Almeno non ad occhio nudo. Un universo talmente piccolo che l’essere umano spesso fatica solo ad immaginarlo, perché trascende le dimensioni comuni per avvicinarsi al nulla. Oggi, grazie a strumenti come l’STM (Scanning Tunneling Microscope) -che a differenza dei vecchi microscopi non “vede” le cose, ma le “sente” tramite un tunnel quantistico- il nano-mondo appare sotto i nostri occhi, vasto e complesso, affascinante e mutevole. E ci permette di guardare dentro gli stessi atomi, nel profondo della materia. Per avere un’idea del rapporto dimensionale che c’è tra le cose che l’occhio umano percepisce e questo mondo dell’ultra-piccolo, basti pensare che il diametro di un capello umano misura circa 50.000 nanometri, e che il nanometro corrisponde ad un bilionesimo di metro.
L’installazione di Victoria Vesna (Washington D.C., 1959) in mostra a Roma rappresenta una riflessione, suggestiva e poetica, sul rapporto tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, tra il visibile e l’invisibile e infine tra Oriente e Occidente. Su un grande cerchio di sabbia vengono proiettate zenitalmente le immagini di un variopinto mandala, realizzato per l’occasione dai monaci tibetani del Monastero indiano Gaden Lhopa Khangtsen.
La complessa struttura concentrica fatta di sabbie colorate (il cui nome può essere tradotto dal Sanscrito come “tutto”, “cerchio” o “zero”) è stata ripresa dall’artista con varie strumentazioni, dalla macchina fotografica al già citato STM, ottenendo così migliaia di immagini che corrispondono a tutte le scale dimensionali. Da quella 1:1, fino a quella nanometrica. La proiezione parte scrutando all’interno dei singoli granelli di sabbia, per poi lentamente risalire verso la panoramica complessiva dell’intero disegno, in un vertiginoso zoom alla rovescia. Una volta raggiunta la visione d’insieme, si procede con il percorso a ritroso. Il tutto accompagnato da un’ambientazione sonora montata dalla sound artista Anne Niemetz a partire da suoni registrati durante la lenta costruzione del mandala.
Questa installazione fa parte di un progetto più ampio, portato avanti dalla Vesna insieme a James Gimzewski, studioso considerato il padre della nano-scienza. La loro collaborazione, che dimostra ancora una volta come arte e scienza possano convivere ed arrichirsi vicendevolmente, ha dato vita ad una mostra innovativa e affascinante, svoltasi al Los Angeles County Museum lo scorso anno. Un’ambiente ampio e completamente interattivo, in cui i visitatori (agli occhi dei quali ogni dispositivo tecnologico era stato occultato), potevano interagire “fisicamente” con le installazioni e con l’ambiente stesso, divenuto “sensibile”.
Victoria Vesna considera quest’opera un parallelo tra il paziente lavoro dei monaci, che costruiscono, granello dopo granello, l’immagine del mandala, e il lavoro dei nano-scienziati che aggregano, con altrettanta pazienza, particelle atomiche: “entrambe le culture, quella orientale e quella occidentale, usano processi di costruzione ‘bottom-up’ per creare complesse immagini del mondo, da prospettive estremamente differenti”.
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valentina tanni
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