La geografia della memoria sembra non avere, forse per definizione, confini ben delineati: anche nei ricordi più vivi (quelli più dolci o più dolorosi) qualche tratto si perde, sfuma, sprofonda in uno strato eterogeneo, in cui un anno o un istante hanno la stessa durata e chiedersi ‘dove’ è porsi un quesito destinato a restare senza risposta.
Tenta di indagare il meccanismo imprevedibile del ricordo, Pierre Giner (1966, vive e lavora a Parigi) e nel video presentato presso la Project Room della Fondazione Olivetti, offre la sua interpretazione del paesaggio discontinuo che è il vissuto di ognuno.
J’ai oublie le lieu inizia in una sala dove diverse coppie stanno ballando abbracciate: di queste persone non conosceremo i volti, le espressioni, non potremo ipotizzare uno stato d’animo, saranno perennemente inquadrate dalla vita in giù; alcune immagini subentreranno in modo inaspettato, come fossero state strappate al tempo, richiamate da qualche associazione mentale misteriosa: sono frammenti di un ‘prima’ imprecisato, di un evento ricostruito a fatica (intuiremo qualcosa in più solo leggendo le frasi, che si compongono ad intervalli regolari, come didascalie su un fondo bianco), un ricordo, o più di uno.
Una strada in un paesaggio innevato, la luce tra i rami degli alberi, tra le foglie e i fiori, poi un incendio e le fiamme che divorano una stanza… vediamo questo: sequenze slegate, che sembrano spezzare la scena ripresa nella sala da ballo; (e la musica scelta, per accompagnare la danza, Over the raimbow pare un contrappunto ironico) impossibile determinare a chi appartengano quei pochi frammenti, non c’è un protagonista, solo un lento svolgersi, enfatizzato – forse un po’ troppo, rischiando la forzatura – dalla qualità della ripresa, che sgrana le immagini, rende labili i contorni delle cose.
Tra la realtà della sala, dei giri di valzer, dei ballerini un po’ goffi e l’irruzione di qualcosa che è stato, appaiono alcune frasi scritte: potrebbero essere indizi, per trovare una connessione, per ricostruire quel che il tempo e il distacco hanno dissolto nel ricordo, ma forse non è importante ritrovare cosa manca.
Il luogo dimenticato, ormai sedimentato nell’oblio, non riaffiora.
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