La prima personale in Italia dell’artista portoghese Baltazar Torres (Figueira de Castelo Rodrigo, 1961) si intitola A tutto gas. È a questo ritmo, infatti, che sta andando, secondo Torres, il processo di distruzione ambientale perpetrato dall’uomo. Ed è proprio sul tema della cura per l’ambiente che l’artista si sta impegnando fini dal 1990, ben conscio del fatto che la sua attività si pone a confronto con quella di artisti di livello mondiale (uno per tutti un mostro sacro come Joseph Beuys) che sul tema ecologico hanno impostato tutta la loro ricerca. Torres, che vive a Porto, nota come in quindici anni l’Europa abbia peggiorato le sue condizioni ambientali, con il conseguente aumento delle malattie legate all’inquinamento che hanno raggiunto il livello del terzo mondo. La sua è dunque una denuncia politica globale, che attraverso installazioni e oggetti di uso quotidiano, miniaturizzati e manipolati, ci mostra piccoli disastri simbolici.
L’artista presenta a Roma due installazioni poste in stanze attigue. Nella prima, numerosi pezzi di legno di abete chiaro sono in parte allineati e in parte sparpagliati sul pavimento. A ben vedere, nel mezzo di questo caos, ci sono delle figurine umane: boscaioli con tanto di ascia, ma privi di occhi, che ricordano, per foggia, i soldatini di antica memoria. Piccole sculture realizzate dall’artista in stagno dipinto a smalto e ottone. Nella seconda stanza i pezzi di legno sono addossati alla parete di fondo su più livelli, tanto da raggiungere una certa altezza. Qui i boscaioli sono molto più numerosi, sempre intenti a lavorare, o a… distruggere. Ed è proprio l’idea di frenare la furia cieca dell’uomo che sta annientando la natura, il fulcro e l’anima dell’opera dell’artista portoghese. Le sue installazioni sono la metafora di una società contemporanea insensibile ai seri pericoli cui va incontro.
Torres non è nuovo ad installazioni di questo genere. Anni fa aveva sommerso con sacchi di plastica per la spazzatura una gigantografia rappresentante una città, e in un’altra occasione esposto lungo una parete un tubo dal quale fuoriusciva dell’olio industriale che si spandeva sul il pavimento della galleria. Alle installazioni Torres alterna maquette dove riproduce in scala ridotta ambienti popolati da piccoli personaggi imprigionati in scenari domestici di solitudine e desolazione, testimoni dell’isolamento dell’uomo dal mondo che lo circonda.
“Spero veramente che il mio lavoro” ha dichiarato ad Exibart, “contribuisca ad aumentare il rispetto che noi tutti dobbiamo avere per il mondo in cui viviamo, che non è nostro, e che abbiamo il dovere di preservare per chi verrà dopo di noi”.
pierluigi sacconi
mostra visitata l’8 febbraio 2007
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