Installazioni di luce sul Canal Grande: le nuove torri di vetro di Dale Chihuly

di - 6 Maggio 2026

Venezia, per il grande maestro del vetro Dale Chihuly, è da sempre stata una vera e propria forza gravitazionale: un campo magnetico capace di deviare il corso della sua intera ricerca artistica, un luogo dove il suo linguaggio è stato forgiato e influenzato. Trent’anni dopo aver trasformato la città e i suoi canali con lo storico e dirompente intervento del 1996, l’artista di Seattle ritorna oggi in laguna con una nuova sfida formale.

CHIHULY: Venice 2026, presentato dalla Pilchuck Glass School e dal Frederik Meijer Gardens & Sculpture Park, si propone così come il riflesso di un dialogo ininterrotto tra la millenaria sapienza vetraria veneziana e la visione contemporanea e dirompente di Chihuly.

Il cuore pulsante dell’esposizione si snoda lungo il Canal Grande, dove tre sculture monumentali agiscono come fari cromatici, ridefinendo il rapporto tra architettura e acqua: installazioni site specific che chiunque, in questi giorni di pre-apertura della 61. Biennale di Venezia, può ammirare attraversando il ponte dell’Accademia o passando in battello sul Canal Grande.

Gold Tower (detail), Dale Chihuly, 2025

La Gold Tower (2025), che svetta per oltre nove metri nel giardino di Palazzo Franchetti, è un’esplosione verticale di dinamismo centrifugo. Qui, la luce zenitale di Venezia penetra tra le forme soffiate, virando dalla trasparenza del miele a tonalità ambrate più profonde, creando un riverbero che muta radicalmente a seconda delle ore del giorno e dell’inclinazione del sole. Poco distante, presso Palazzo Balbi Valier, la Blue Green Tower (2025) sceglie una strada più rigorosa ma altrettanto potente: blocchi di blu profondi ancorano la struttura alla base, stabilizzandola visivamente sull’acqua, mentre verso l’alto si intrecciano verdi vibranti in un chiaroscuro naturale che sembra respirare all’unisono con la marea.

End of the Day Chandelier, Dale Chihuly, 2025 (Horizontal)

A completare il trittico acqueo è l’End of the Day Chandelier (2025), sospeso sulla terrazza di Palazzo Querini alla Carità. Composto da centinaia di elementi — viticci, bulbi e spirali — l’opera ruota attorno a un asse gravitazionale centrale, sfidando la percezione stessa di peso e materia. Il nome è un omaggio colto alla quotidianità della fornace: il vetro “di fine giornata” era quello che i maestri muranesi recuperavano dai crogioli per creare oggetti liberi. Chihuly trasforma questo scarto in un’epifania di colori primari.

Tuttavia, per comprendere appieno l’impatto di Chihuly, è necessario varcare la soglia dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti a Palazzo Loredan. Qui, la curatrice Suzanne Geiss ha allestito un centro archivistico e interpretativo che raccoglie fotografie, appunti di produzione, filmati e persino i fax originali del 1996, per ricostruire la titanica impresa di Chihuly Over Venice. È un viaggio nel processo creativo, nella logistica complessa di chi ha voluto portare quattordici lampadari monumentali in Laguna, rompendo la sacralità delle mura della fornace per portare il vetro nella strada.

Celadon Baskets (detail), Dale Chihuly, 2017. Palazzo Loredan, Venice, installed 2026

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