Trattava la tela come un grande foglio di carta, Gastone Novelli (1925-1968). L’altra variante è il muro. Quei muri metropolitani fitti di parole, di segni aggrovigliati. La parola si rincorre nelle ventitré opere, tra dipinti e disegni, che con la scultura Tre Onphali, sono esposti nel foyer dell’Auditorium.
In almeno tre lavori realizzati fra il 1967 e il 1968 –Cancello per sempre la parola, L’Oriente risplende di rosso e Un omaggio al Che– segni e lettere diventano parole leggibili e non solo. Il lapis le traccia con la stessa incertezza stupita dei bambini alle prime prove alfabetiche: racchiudono in sé -proprio sul limite inferiore della tela- il titolo che è allo stesso tempo poesia. In almeno due casi -oltre che in Rosso fiore della Cina– questo titolo è anche il manifesto dell’orientamento politico dell’artista, attivo nella Resistenza del ’43 contro i tedeschi che lo torturano e incarcerano.
Altrove il percorso delle parole diventa un fluido di emozioni –Tutto è come una di quelle notti bianche che in natura durano pochi minuti e suscitano un senso di agitazione perché riesce difficile individuare l’origine della luce (N. 1 Miles, 1961)- oppure un inno alla libertà espressiva, Su questa tela dico libertà (Poetry Reading Tour, 1961). O ancora le tappe metaforiche di un viaggio Adios, Ciao, Orizzonte, Sole, Luna, Terra… (Il viaggio di Grog, 1966). Incontro fondamentale è quello con Emilio Villa -in Brasile nel 1951- che quattro anni dopo lo introdurrà nell’ambiente artistico romano presentandogli Corrado Cagli. La sua prima personale sarà organizzata a Roma, nel 1957, alla Galleria La Salita. Sempre nel ’57, durante frequenti viaggi a Parigi, si annoverano altri incontri importanti: Tristan Tzara, André Masson, Man Ray e Ans Harp.
Quanto ai suoni ed ai colori cui si fa riferimento nel titolo della mostra curata da Pia Vivarelli –che sta lavorando anche al catalogo generale delle opere di Novelli- e da Claudia Terenzi, non poteva esserci luogo più adatto del Parco della Musica per visualizzare quel forte rapporto tra suono e pittura che si rintraccia in molte altre sue opere, tra cui gli olii Mimica per Jazz e Monk. A Miles Davis viene dedicato anche un disegno a matita, matita grassa e pastelli del 1961 in cui la melodia della tromba si traduce in una linea continua -chiusa in un binario- che sale e scende, proprio come le onde delle varianti di Acustica, serie di quattro disegni del ’62 in parte inediti. La matrice espressionista e quella informale-materica, insieme all’astrazione geometrica, correnti a cui Novelli si avvicina puntualmente durante il suo iter artistico si rintracciano un po’ in tutte le opere in mostra. Il pigmento, talvolta, affiora dal supporto con tutta la sua corposità oppure mantiene le trasparenze dell’acquarello. C’è il riferimento anche alla “magica cosmogonia della poetica di Klee”, evidenzia Claudia Terenzi. “E se nel tracciare una riga il colore cola o strappa bisogna essere così legati a ciò che avviene da sapere lasciare o cancellare in piena libertà.” -scriveva Gastone Novelli a proposito del suo modo di lavorare nel secondo numero della rivista L’Esperienza Moderna, fondata nel 1957 insieme ad Achille Perilli– “Da questo agire nasce un rapporto nuovo fra esecutore ed opera; l’imprevedibile, come espressione dei moti più intimi e sconosciuti dell’io, assume maggiore importanza. Il controllo razionale e l’automatismo operano insieme e non è più possibile dove finisca l’uno ed abbia inizio l’altro.”
manuela de leonardis
mostra visitata il 14 marzo 2005
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