Cinque donne parlano di sé, della propria vita, raccontando ognuna una storia. Cinque video per cinque diverse personalità. La selezione delle opere in mostra intende esaltare la figura della donna nel mondo dell’arte contemporanea, dando spazio all’universo femminile e ai suoi racconti, evitando però di relegarlo in una “categoria di genere”. Apre il ciclo Sara Basta con un tema assai sentito dalle donne, il rapporto con il cibo. Mangiare con rabbia aiuta a digerire è il titolo quantomai calzante per un video che affronta un disagio molto diffuso nel mondo femminile. Disagio che viene rappresentato tramite le immagini di una ragazza di fronte ad una ciotola di insalata, intenta a mangiare nervosamente fino all’ultima foglia.
Una fobia comune (non solo femminile) è invece quella dei ragni. Bogna Burska fa invadere con estrema disinvoltura lo spazio privato e personale di una donna da un grosso ragno (il video si chiama Arachne) anch’esso di sesso femminile. Il grosso animale cammina sugli oggetti, sui vestiti, diventando sprezzante protagonista. Di grande effetto il lavoro di Luana Perilli, che costruisce un video montando fotogrammi ottenuti da particolari di un’unica fotografia, scattata ad un matrimonio. Senza una vera e propria storia, filmato ottenuto con una sequenza di pose, Tammuriata nera riesce a raccontare le sensazioni attraverso gli sguardi, la costruzione di una vita intuita dietro un gruppo di persone riunite intorno agli sposi. Il soffermarsi con insistenza su alcuni particolari, insieme al turbinio del susseguirsi degli scatti, trasmette gioie, paure, sogni, speranze e malumori della società matrimoniale.
Al lato fantastico e onirico spesso proprio del mondo femminile, appartiene Storia di Santa Lucia di Alessandra Cianelli, tutto svolto all’interno di una moderna toilette che diventa spazio scenico di una visione, in una nuova interpretazione dei fatti. Infine Ursula Franco racconta con freschezza e allegria la storia di una crocerossina ebrea alle prese con vari momenti di vita quotidiana nel periodo delle lotte razziali, denunciando l’ennesimo esempio d’ingiustizia razziale anche all’interno di strutture con scopi benefici. Ingiustizie contrastate dall’incurante sorriso della protagonista.
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