In Italia è di casa Jean-Michel Alberola (nato nel 1953 in Algeria da genitori francesi che nel 1962 si trasferirono a Marsiglia). L’artista ha partecipato a tre edizioni della Biennale di Venezia (1982, 1984 e 1993), a personali e collettive a Napoli (l’ultima –The Giving Person. Il dono dell’artista– al Pan si è conclusa la scorsa estate), Bologna e Verona.
Questo alla Galleria V.M.21 è però il suo debutto nella capitale. Devenir grain de sable è il titolo della mostra e, nello stesso tempo, di uno dei tre murales realizzati dall’artista sulle pareti della galleria -gli altri sono Analphabetes e J’ai l’impression de parler à un mur-; lavori che accompagnano il movimento dei muri, proseguendo anche lungo la curvatura del soffitto a volta. Il celeste della vernice è morbido, come il rosso è spigoloso. L’effetto? Ugualmente coinvolgente.
La narrazione di Alberola è allusiva e carica di ironia, soprattutto nell’uso -a prima vista- giocoso della parola, abbinato ad un linguaggio vicino al cartoon e al graffito metropolitano. Viene in mente la creatività eclettica di Jean Cocteau e dei suoi amici surrealisti.
In questi ultimi lavori assistiamo ad un’evoluzione nel percorso dell’artista che, all’inizio degli anni ’80, gravitava intorno al movimento figurativo che in Francia tendeva “a recuperare una propria memoria nazionale”, come scrive Lara-Vinca Masini in Arte contemporanea – La linea dell’unicità. La critica parla, in particolare, di riferimenti manieristi in relazione ai dipinti di quegli anni incentrati su temi biblici e mitologici (Susanna e i vecchi, 1984; Avigado IV, 1985).
Nel corso degli anni l’artista si è cimentato con altre tecniche, spaziando dalla pittura alla scultura, chiamato a realizzare anche importanti opere pubbliche, a partire dalla scultura per il Giardino delle Tuileries a Parigi, nel 1986, o gli studi per le vetrate della cattedrale di Nevers (1989-1991).
Esposta a Roma anche una serie di sei gouaches in cui i colori tipicamente mediterranei fanno venire in mente, ancora una volta, un artista del passato: il Paul Klee del viaggio in Tunisia del 1914. Proprio la luce di Tunisi fece scoprire all’artista svizzero i suoi valori pittorici. Chissà se anche per Alberola la luce della sua infanzia algerina -trascorsa a Saida e dintorni- non lo abbia portato ad ulteriori riflessioni sull’uso del colore e della materia.
manuela de leonardis
mostra visitata il 16 dicembre 2005
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