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fino al 16.II.2006 | Jean-Michel Alberola | Roma, V.M. 21

di - 11 Gennaio 2006

In Italia è di casa Jean-Michel Alberola (nato nel 1953 in Algeria da genitori francesi che nel 1962 si trasferirono a Marsiglia). L’artista ha partecipato a tre edizioni della Biennale di Venezia (1982, 1984 e 1993), a personali e collettive a Napoli (l’ultima –The Giving Person. Il dono dell’artista– al Pan si è conclusa la scorsa estate), Bologna e Verona.
Questo alla Galleria V.M.21 è però il suo debutto nella capitale. Devenir grain de sable è il titolo della mostra e, nello stesso tempo, di uno dei tre murales realizzati dall’artista sulle pareti della galleria -gli altri sono Analphabetes e J’ai l’impression de parler à un mur-; lavori che accompagnano il movimento dei muri, proseguendo anche lungo la curvatura del soffitto a volta. Il celeste della vernice è morbido, come il rosso è spigoloso. L’effetto? Ugualmente coinvolgente.
La narrazione di Alberola è allusiva e carica di ironia, soprattutto nell’uso -a prima vista- giocoso della parola, abbinato ad un linguaggio vicino al cartoon e al graffito metropolitano. Viene in mente la creatività eclettica di Jean Cocteau e dei suoi amici surrealisti.
In questi ultimi lavori assistiamo ad un’evoluzione nel percorso dell’artista che, all’inizio degli anni ’80, gravitava intorno al movimento figurativo che in Francia tendeva “a recuperare una propria memoria nazionale”, come scrive Lara-Vinca Masini in Arte  contemporanea – La linea dell’unicità. La critica parla, in particolare, di riferimenti manieristi in relazione ai dipinti di quegli anni incentrati su temi biblici e mitologici (Susanna e i vecchi, 1984; Avigado IV, 1985).

Nel corso degli anni l’artista si è cimentato con altre tecniche, spaziando dalla pittura alla scultura, chiamato a realizzare anche importanti opere pubbliche, a partire dalla scultura per il Giardino delle Tuileries a Parigi, nel 1986, o gli studi per le vetrate della cattedrale di Nevers (1989-1991).
Esposta a Roma anche una serie di sei gouaches in cui i colori tipicamente mediterranei fanno venire in mente, ancora una volta, un artista del passato: il Paul Klee del viaggio in Tunisia del 1914. Proprio la luce di Tunisi fece scoprire all’artista svizzero i suoi valori pittorici. Chissà se anche per Alberola la luce della sua infanzia algerina -trascorsa a Saida e dintorni- non lo abbia portato ad ulteriori riflessioni sull’uso del colore e della materia.

manuela de leonardis
mostra visitata il 16 dicembre 2005


Jean-Michel Alberola. Devenir grain de sable – a cura di Lorand Hegyi
Roma, V.M. 21 Artecontemporanea, Via della Vetrina, 21 (via dei Coronari Piazza del Fico)
Orario: lunedì-venerdì 11.00-19.30, sabato 16.30-19.30 (chiuso domenica)
ingresso libero – per informazioni tel./fax 0668891365
e-mail vm21artecontemporanea@virgilio.it  – info@vm21contemporanea.com


[exibart]

Nata a Roma nel 1966, è storica e critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente. Con Postcart ha pubblicato A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (2011), A tu per tu con i grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (2012); A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia - Vol. III (2013); A tu per tu – Fotografi a confronto – Vol. IV (2017); Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (2013), progetto a sostegno di Bait al Karama Women Center, Nablus (Palestina). E’ autrice anche Taccuino Sannita. Ricette molisane degli anni Venti (ali&no, 2015) e Isernia. L’altra memoria – Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano” (Volturnia, 2017).

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