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Fino al 16.V.2015 | Emanuel Röhss, Boutique litigation | T293, Roma

di - 19 Maggio 2015
“Boutique Litigation” è il titolo della personale di Emanuel Röhss (Ghotenburgh, 1985) ma è anche l’omonimo titolo di un finto copione, distribuito all’ingresso della galleria T293.
La sceneggiatura si apre alla pagina 73: ESTERNO. HOLLYWOOD HILLS, LOS ANGELES – GIORNO: il sole sta calando. Mark guida la sua Maserati Granturismo sulla Sugar Hill Drive […].
ESTERNO. INGRESSO/ CASA DI MARK – GIORNO: Mark […] attiva l’apertura automatica del cancello d’ingresso in ferro battuto alto 12 piedi […].
Tolti gli occhi dal copione, ci si guarda intorno. Il collegamento tra l’allestimento in galleria e il testo scritto non è immediato. Prima bisogna sapere due cose. La prima, che il presupposto ideativo su cui viene costruita la mostra è ispirato dalla suggestione di un viaggio compiuto da Emanuel Röhss a Los Angeles. Rimasto impressionato dalle maestose ville private che svettano sulle colline hollywoodiane, egli ha fotografato ed archiviato ciò che ha visto, per poi rielaborarlo durante i mesi di residenza trascorsi a Roma.
La seconda prerogativa importante, è conoscere la sua pratica artistica. Da tempo il suo lavoro si basa sull’appropriazione di elementi ambientali ed architettonici –  scelti per la loro peculiarità e per il loro rapporto con il contesto circostante. Scissi dal luogo originario, questi, sono trasformati in elementi completamente autonomi, capaci di creare nuove associazioni mentali e visive.
A questo punto, con la giusta consapevolezza, si comprende come Röhss abbia, per l’esposizione, decontestualizzato e riformulato non solo i paramenti ma anche gli oggetti, i mobili d’arredo, i suoni e gli animali. Ciò che, con maggiore ricorrenza, ha incontrato frequentando le dimore hollywoodiane. In poche parole ha distillato quelle componenti caratteristiche su cui si fonda l’immagine stereotipata, ma reale, associata, spesso, alle residenze esclusivissime “della Mecca del cinema”.
Di nuovo ci si guarda intorno. Il collegamento tra l’allestimento e il testo si fa più chiaro. Negli spazi della T293 si è ricreata l’atmosfera di un fittizio set cinematografico dove la relazione tra opere, spazio e copione risulta fondamentale. Le sculture e i dipinti, si fanno supporto visivo alla trama della finta sceneggiatura ed è divertente, allora, ritrovare nelle sagome delle cancellate impresse sulle tele o nelle sculture a forma di teste di unicorno o di gargoyls, sorvegliate da un raggelato cane da guardia blu, riferimenti espliciti alla villa di Mark presenti nel copione Boutique Litigation.
Le relazioni e le congetture, nate dall’incontro di ciò che si vede e ciò che si legge, contribuiscono a far lavorare di fantasia. Röhss pare voglia, proprio, esortarci all’uso dell’immaginazione. Tanto che alla fine risulta facile per chiunque costruirsi un immaginifico percorso narrativo snodato tra le sale della galleria.
È chiaro dunque come la strategia messa in atto da Emanuel Röhss, punti all’ambiguità. Muovendosi sul confine, molto labile, che separa la realtà dalla finzione.
Poco importa se il copione s’interrompe bruscamente a pagina 75. Gli strumenti, d’altronde, già ci sono tutti: il titolo, il protagonista, la sceneggiatura e la scenografia. Ognuno è invitato a inventare la propria storia e a deciderne il finale.
Marta Leteo
mostra visitata il 15 aprile 2015

Dal 28 marzo al 16 maggio 2015
Emanuel Röhss, Boutique Litigation
T293
Via G. M. Crescimbeni,11. 00184, Roma,
Orari: dal martedì al venerdì, 12 – 19,
Info: e-mail info@t293.it  /   T +39 06 88980475

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