L’incanto del Liberty rimane legato all’epoca del passaggio, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio folgorante del nuovo secolo, tra la fiducia senza remore per il progresso, che pare davvero una forza inarrestabile e le suggestioni di sogno, il malinconico distacco del Simbolismo. Una mostra per raccontare la stagione dell’Art Nouveau in Italia: vent’anni dopo l’esposizione di Lugano, “Il Liberty in Italia”, allestimento curato da Fabio Benzi, nello spazio del Chiostro del Bramante, propone un percorso tra pittura, scultura, grafica, design del mobile, del gioiello, ceramiche, vetrate… restituendo la tensione di uno stile sospeso tra transitorietà della moda e utopia di trasfigurare il mondo, di sublimarlo in un’espressione di bellezza.
È immediatamente riconoscibile, il linguaggio Liberty: si procede tra variazioni sul tema fitomorfo, elementi vagheggiati da un oriente favoloso, fascinazioni neogotiche e neorinascimentali; il naturale flettersi di uno stelo, l’aprirsi di una corolla diventano curve torte, estenuate, ripetute in una scansione quasi ipnotica, il mondo vegetale ha le fattezze di un gioiello cesellato, da un medioevo immaginato di materializza lo slancio di una cuspide ed è il medesimo che disegna linee, forme acuminate, decorazioni fantastiche.
La mostra ricostruisce l’originale declinazione del Liberty in Italia, attraverso più di trecento opere: dalla pittura di Segantini, Previati, ai primi dipinti di Boccioni, Casorati e Balla, alle visioni quasi oniriche di Carena (ricordiamo “Ofelia”) e Sartorio (citiamo “Abisso verde”, suggestiva rappresentazione che intreccia il tema dell’acqua a quello della femme fatale); dalle sculture di Wildt, del primo Arturo Martini, alle opere di Cambellotti. Particolare attenzione alle arti minori, con una selezione di ceramiche (Chini), vetrate, mobili (Bugatti, Cambellotti, Basile ).
L’estremo cronologico del Liberty si attesta intorno al 1920, poi l’alfabeto fantastico di un arte che amava il nuovo dovrà cedere alla chiarezza geometrica del “Ritorno all’Ordine ”.
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maria cristina bastante
mostra vista il 21 marzo 2001
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LA mostra è meravigliosa, lo spazio pure e anche la zona in cui è. Peccato che per noi giornalisti recensirla è una impresa perché l'ufficio stampa di questo evento è una squallida contessa che forse presenzia e fa bella figura alle feste di inaugurazione ma il suo lavoro non sa neppure dove stia di casa.
Vergogna!
Ottima mostra, poco reclamizzata. Per mancanza di tempo non ho potuto vedere il video, che, peraltro, non mi è sembrato essere in vendita. La solita storia: a parte il catalogo e la locandina, niente poster, niente guida; un po' più d'iniziativa, che diamine!, per una mostra tanto affascinante!!!