Diverse tipologie di paintings si succedono nelle sale di Palazzo Venezia dedicate all’opera di Julian Schnabel (New York, 1951). Plate, Japanese e Combine Paintings traducono, a detta dell’artista stesso, la forza creatrice in evidenza visiva, trasformando stati d’animo in multiformi aggregazioni di colore e di materia. A lasciare interdetti è il contrasto tra le grandi tele (veri e propri teloni) e l’interno dei saloni rinascimentali, ampi sì, ma già fortemente connotati, tanto che il confronto tra contenitore e contenuto va a scapito proprio di quest’ultimo. Più interessante risulta invece lo spazio dedicato alla galleria di ritratti, che ben si sposa con un’idea di “sala di rappresentanza”, nonostante i volti in mostra appaiano enigmatici e lontani da qualsiasi intento celebrativo. Tra questi colpiscono due autoritratti che vedono Schnabel all’opera, in linea con il modello seicentesco ereditato dagli spagnoli –Velázquez in primis- ma anche dalle interessanti soluzioni fiamminghe dello stesso secolo. In piedi davanti alla tela, l’artista ci guarda fisso negli occhi, quasi con aria di sfida; sembra che impugni un’arma, piuttosto che una spatola. L’irruenza del personaggio trova riscontro in molti dei lavori successivi, dove la pennellata si fa ansiosa, impetuosa, e l’alternarsi di tecniche diverse crea uno spaesamento continuo, ritmato dall’opacità dei colori caldi e dalla lucidità degli smalti. Le superfici vibrano, e al collage si sostituiscono stoviglie rotte (Plate Paintings), per un risultato “pittoscultoreo” che lascia solo intravedere il dato figurativo. La sperimentazione di modalità espressive sempre differenti confluisce con naturalezza nell’attività da cineasta: “Sono come un contadino che alterna carote e
alessandra troncone
mostra visitata il 3 maggio 2007
Per la prima volta, la Collezione Peggy Guggenheim dedica un’ampia esposizione agli anni londinesi della sua fondatrice, per ricostruire la…
Lo street artist francese JR torna a Venezia durante la Biennale 2026, con Il Gesto: un’installazione sulla facciata di Palazzo…
Nella cornice di Forte dei Marmi, la collezione De Vito guida il visitatore in una fase di profonda trasformazione, segnata…
Opere inedite, arredi, lettere e fotografie che raccontano il lato più intimo dell’artista: a maggio, Sotheby's mette in vendita un…
Gagosian inaugura un nuovo spazio a New York, al piano terra del 980 di Madison Avenue, dopo 37 anni al…
Pamela Diamante trasforma i dispositivi di potere in strumenti di riscatto sociale: ne parliamo con l’artista pugliese in questa intervista,…
Visualizza commenti
Ho visto un reportage in tv sulla mostra.
Patetico!!
l'artista in pigiama così come ritratto nei suoi quadri, mi sembrava più un arrancare x giustificare lo spreco di un palazzo così bello per opere così brutte.
voto ...giù
ma come si fa a paragonare velazquez a questi quadri impacciati e sciatti ?
e chi ha organizzato stà roba non aveva di meglio da proporre?
che se lo tengano gli americani. il più importante mercato del mondo.
se è così bravo che interesse c'è a fargli fare l'ennesima mostra in italy?
Mostra oscena.
È il solito dibattito sull'arte contemporanea, c'è chi la adora e c'è chi la detesta di tutto cuore. Non credo lo si volesse paragonare a Velázquez, semplicemente si sottolineava un innegabile debito verso un certo tipo di tecniche, una traccia che i secoli scorsi hanno palesemente lasciato sul XX e XXI secolo, un patrimonio che gli artisti di oggi hanno, consciamente o inconsciamente, fatto proprio. Comunque, detto questo, anche io, pur non avendo visto la mostra, ho l'impressione che Julian Schnabel sia più bravo come regista che come pittore... i suoi film sono stupendi e pare che l'ultimo, di prossima uscita, non sia da meno.
oddio..ora che sono meglio i film mi pare troppo ( Basquiat? ) Comunque miei cari,io la mostra l'ho vista , e qualche volta,si sa, qualcosa s'inceppa, (anzi, certi quadri gli riescono davvero male) , ma nel complesso, io ve la consiglio, e vi dirò, l'atmosfera di Palazzo Venezia gli dona assai ( lo salva, per i più spietati )
P_