Franco Maria Messina torna dopo due anni al Museo del Corso di Roma con una delle sue suggestive mostre: dopo quella dedicata a Ertè, mitico disegnatore di abiti, costumi e scenografie, questa volta sono le preziose creazioni del gioielliere degli zar più famoso –Carl Fabergé– a suscitare l’interesse del vulcanico curatore. Allestendo con quinte in legno alcuni ambienti di ridotte dimensioni -che danno al visitatore l’impressione di circolare in un appartamento nobile con tanto di poltroncine, divanetti e vetrine in stile- Messina ci mostra oltre cento oggetti tra orologi da tavolo, portasigarette, portafotografie, bomboniere, piccole icone: tutti di manifattura Fabergè.
Pièce de resistance della mostra –ovviamente- sono tre Uova Imperiali, magnifiche e oseremmo dire, con aggettivo dannunziano, immaginifiche creazioni contenenti sorprese preziose. Erano il dono che gli Zar facevano alle Zarine in occasione della Pasqua ortodossa e che hanno poi reso celebre Fabergé in tutto il mondo. Definite giocattoli per ricchi, le uova costavano ai maestri orafi fino a due anni di lavoro e agli Zar molte migliaia di rubli.
Un breve e piacevole video illustra i contenuti della mostra, allargandoli al contesto storico e sociale: scopriamo così che Carl Fabergé proveniva da una famiglia di orafi, che si era formato tra l’altro presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze dove aveva avuto modo di studiare le collezioni dei Medici e che una volta rilevata l’azienda di famiglia l’aveva trasformata in un grande laboratorio internazionale, chiamando presso
Premettendo che non è affatto facile allestire una mostra di gioielli, per la serie di problemi organizzativi che spostare e sorvegliare oggetti di questo tipo comporta, l’esposizione costituisce per i visitatori un raffinato assaggio e susciterà probabilmente in più d’uno il desiderio di andare prima o poi a vedere la collezione del Cremlino a Mosca.
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