Il doppio sogno che propone la Galleria La Nuova Pesa è un percorso intellettuale negli aspetti del Giappone più ricorrenti dell’immaginario occidentale. Da una parte l’armonia, l’eleganza delle forme, l’attenzione alla natura nei lavori di Hidetoshi Nagasawa. Dall’altra, tra inquietudine e provocazione, l’universo femminile su cui indaga Nobuyoshi Araki. La femminilità e l’erotismo della donna-geisha è spiata nel suo habitat domestico o per le vie della città. Sia Nagasawa che Araki sono giapponesi; sono nati nello stesso anno, il 1940.
“Nagasawa annulla il peso della massa scultorea senza rinunciare all’impatto dei materiali” – scrive il curatore, Giacomo Zaza – “e genera con volumi a volte imponenti un’atmosfera di sospensione spazio-temporale, un effetto di equilibrio instabile costretto a possibili oscillazioni.”
L’installazione è stata realizzata appositamente per questa mostra. Si tratta di una grande trave in legno completamente avvolta in una lamina di foglia di rame cotto dello spessore di 0,10 millimetri. Nel lavoro di Nagasawa, che dal 1967 vive a Milano, dove fra l’altro insegna scultura alla Nuova Accademia di Belle Arti, c’è una matrice concettuale, insieme all’amore per i materiali naturali (acciaio, ottone, rame, ferro, bronzo, cera, pietre… non usa mai la plastica) di cui studia le reazioni: alla luce, all’ombra, alla gravità, fino agli odori. Nei suoi lavori c’è anche un’attenzione particolare agli spazi vuoti e pieni che ha appreso studiando architettura e design a Tokyo, prima di lasciare il suo paese per affrontare un viaggio in bicicletta durato oltre un anno e mezzo. La sua storia è conosciuta, ma vale la pena ricordarla per il fascino che emana. Dopo aver attraversato diciassette paesi – trentotto anni fa – Nagasawa si fermò a Milano, perché è lì che gli rubarono la bicicletta.
Nobuyoshi Araki, invece, vive e lavora a Tokyo, dedicandosi alla fotografia, dopo aver messo da parte l’ingegneria. Il suo tema preferito é la donna. Donne nude o vestite, legate o imbavagliate, che provocano e sprigionano sensualità anche quando sono vestite di tutto punto con il tradizionale kimono. “Queste immagini” scrive Zaza
manuela de leonardis
mostra visitata il 15 febbraio 2005
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