Dopo le atmosfere fluttuanti di Mirko Baricchi, in stretto rapporto con lo sguardo mentale di Simone Pellegrini, e il ricordo suscettibile dell’infanzia di Silvia Levenson, la Galleria Traghetto, nella sua sede romana, continua la sua indagine sulla memoria latente e la poetica intimista. Presenta infatti in questa occasione gli oggetti dimenticati, come partiture musicali mai scritte, di Mirco Marchelli (Novi Ligure,1963).
Il passare del tempo, l’inarrestabile svuotamento della clessidra, sembra essere la linea guida di un equilibrato progetto in cui la formazione musicale dell’artista piemontese soggiace in un raffinato lavoro di contrappunto, pieno di cadenze, misurato prevalentemente in base a due piani armonici. Il primo organizzato dalle ceramiche e il secondo contrassegnato dalla tempera su tela. In entrambi i casi, l’artista costruisce una scala cromatica di linee verticali e orizzontali insieme a circonferenze disperse, note melodiche scritte con il pennello che modificano l’ambiente in un brano musicale che echeggia delicatamente per il cortile esterno, come l’incedere elegante del piano di Michel Petrucciani. Peculiarità di queste partiture è la sovrapposizione di diversi elementi incollati, come piccoli ricordi sprigionati simultaneamente nello spazio della memoria, grazie alle multiple cotture che permettono l’assem
In questo modo, lontano dall’essere prosaico, Marchelli esegue un’analisi sulla bellezza attraverso gli oggetti trascurati del nostro mondo quotidiano. Ceramiche dai contorni sgretolati, vecchie carte geografiche e libri antichi sopra i quali dipinge e imbratta, celando tutto sotto la cera, la bella cera che tutto lucida e che, come la memoria, racchiude il passato velandolo soltanto superficialmente.
Così l’artista naviga attraverso il tempo e la distanza su un “traghetto” che ha forti radici storiche con la città veneziana, dove già espose nel 2004, fino a raggiungere la città capitolina. Ma a Roma non ci sono canali né gondole e l’imbarcazione potrebbe diventare fragile se non si dota di una personalità forte e riconoscibile. Per dirlo con le parole di Grace Hopper “Le navi sono più sicure ormeggiate al porto ma non è per questo che sono state costruite…”
articoli correlati
La mostra di Silvia Levenson
Baricchi e Pellegrini inaugurano la galleria romana
angel moya garcia
mostra visitata il 6 febbraio 2007
È ufficiale la nomina di Vincenzo Trione alla presidenza della Triennale Milano: lo storico dell’arte e docente universitario succede a…
Un piccolo inferno anonimo, popolato di demoni e creature fantastiche, ha mandato in cortocircuito le previsioni degli esperti. Infiammando i…
Fino al 15 settembre prende forma una mostra esperienziale concepita come ambiente immersivo, in cui la natura si manifesta nella…
Italian Female Filmmakers in the Sixties and Seventies: un nuovo volume ricostruisce opere e percorsi delle registe attive in Italia…
La donazione al Polo Biblio-Museale di Lecce di una parte dell’archivio dell’artista belga condannato per violenza non è stata accolta…
Nasce la Hamburg Art Week, che a settembre 2026 trasformerà la città portuale tedesca in una vetrina internazionale per i…