Nei primi anni ’80, nello stesso periodo in cui decideva di lasciare la professione di fotografo –considerando ormai conclusa la spinta creativa– Tazio Secchiaroli (Roma, 1925-1998) faceva stampare in grande formato una cinquantina di fotografie che aveva scattato nel 1966, durante il provino del Mastorna, il film che Fellini non realizzò mai. “Questo è il mio lavoro più completo” aveva detto al figlio David. Forse, però, proprio perché ci teneva particolarmente preferì custodirlo come un gioiello -tutto per sé- chiudendolo in un cassetto, piuttosto che esporlo allo sguardo di chiunque. Questa sequenza di immagini in bianco e nero rappresenta la testimonianza più diretta dell’atmosfera che si respirava in quell’unica giornata di riprese.
“Il viaggio ha tre momenti” –spiega Giuseppe Prode, organizzatore della mostra– “Il primo è il piano interno di posa dell’ex Istituto Luce oggi sede del X Municipio di Roma (a due passi da CinecittàDue). Gli altri due sono esterni, i vialetti e i giardini dell’edificio e il solaio di copertura, dove è stata girata la scena finale.” Con grande disinvoltura un Secchiaroli quasi invisibile –grazie agli anni di esperienza acquisiti in strada come paparazzo– si aggirava per il set puntando l’obiettivo su Mastroianni (uno dei potenziali attori principali, fra gli altri c’erano anche Steve McQueen, Paul Newmann e Ugo Tognazzi, l’unico ad aver firmato il contratto per il film) e sul suo compagno di viaggio, il violoncello.
Le immagini sono surreali. Anche Fellini, naturalmente, è presente, catturato nei momenti di titubanza e inquietudine, in quel dialogo di parole e silenzi, di sguardi eloquenti tra lui e il suo alter-ego Marcellino. Alcuni frammenti mostrano anche gli altri protagonisti. Ma il film malgrado fosse tutto pronto non fu mai realizzato, a dispetto delle notevoli spese sostenute dal produttore Dino De Laurentiis. Cos’è che allontanò dal proposito il regista romagnolo?
La domanda è lecita, tanto più che non seguirono solo diverbi e litigi, ma ci furono cause in tribunale e sequestri di beni. “Un grammo di superstizione c’è sicuramente.” afferma il curatore David Secchiaroli “Sembra che Fellini fosse stato sconsigliato dalla realizzazione del film da Gustavo Rol, il sensitivo torinese che il regista era solito consultare. Quello di cui sono convinto è che il vero problema fosse l’affrontare il tema della morte”. Il viaggio di Mastorna, infatti, avrebbe dovuto essere il racconto di un violoncellista morto in viaggio attraverso un paesaggio da incubo. Fellini lo iniziò a scrivere qualche giorno dopo la morte dell’amico e psicoanalista Ernest Bernhard, nel giugno 1965.
Il film, come si diceva, non fu, ma nel 1992 -grazie all’attenta trascrizione di Milo Manara dello story-board felliniano- nacque un fumetto Il viaggio di G. Mastorna detto Fernet pubblicato sul mensile Il Grifo. Un anno dopo Fellini morì…
manuela de leonardis
mostra visitata il 3 dicembre 2005
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