Giacomo Manzoni detto Manzù: la retrospettiva di Palazzo Venezia ne racconta la vicenda umana e artistica a partire dalle sue creazioni. Già nel cortile del palazzo ci accoglie, poderosa, la statua in bronzo di un pensieroso Caravaggio. Di qui si dipana la narrazione cominciando dalle prime realizzazioni, degli anni ’20 e del periodo milanese (anni ’30), momento in cui l’attività di Manzù è
Segue un periodo cruciale per l’artista. Nel ’39 realizza le celebri formelle in bronzo delle Crocifissioni, opera per la quale fu additato tra i comunisti e minacciato di scomunica. E’ quindi sorprendente che sia proprio lui il vincitore dei due concorsi per l’assegnazione della nuova realizzazione in bronzo di una delle antiche porte lignee di San Pietro in Vaticano. Un incarico che ottiene ufficialmente nel 1952 e che completerà soltanto nel 1964, sedate dall’intervento di Giovanni XXIII le controversie e gli attriti con la Commissione Pontificia. Di questa, la Porta delle Morte, la mostra propone tre bozzetti in bronzo.
Negli anni dedicati alla porta vaticana, Manzù non smette di lavorare su altri temi; realizza numerose versioni del Cardinale, in bronzo, marmo, alabastro, in piedi e seduto; i ritratti di Inge; Bambina sulla sedia, Passo di danza, le pattinatrici e gli amanti. Tutti temi che studierà e
Tutto questo è narrato sottovoce nelle sale di Palazzo Venezia, che via via sono meno sovraccariche: la statua riconquista il suo spazio e trova la sua dimensione ottimale; finalmente lo spettatore può godersi l’essenza dell’arte di Manzù.
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