Oliviero Rainaldi (Caramanico terme, 1956) espone dei grandi pannelli di cartone accostati, dipinti con una tecnica mista che coinvolge strumenti pittorici e disegnativi. Figure nere dai contorni sfumati e strati osmotici di pittura dalla forte tensione astratta. Una potente raffigurazione dell’Ultima cena colta nei suoi accenti più inquietanti e oscuri, dove la definizione dei caratteri e delle fattezze si perde in sfumature nebulose. Appare quasi superfluo, in questo contesto incisivo e immediato di pure forme, attribuire alla figura di Cristo tratti definiti che rimandano all’iconografia tradizionale, e che sconfinano nella narrazione. A questa opera si aggiungono una serie di lavori sulla macchia ad acquerello, che con sicura naturalezza accennano la forma di volti e corpi. Intelligente e poeticamente evocativa questa mescolanza tra lo svolgimento organico del corpo con tutti i suoi atteggiamenti, tutte le sue posture, e lo spontaneo disporsi della macchia colorata. La carta non tesa poi, si increspa ai l ati propagando un senso naturale di energia, una vibrazione materica che purtroppo viene eccessivamente compressa dal vetro della cornice.
Tutt’altra la ricerca svolta da Antony Gormley (Londra, 1
daniele fiacco
mostra visitata il 15 febbraio 2007
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