Le pale del ventilatore girano, coinvolgendo nel loro movimento due modellini di aeroplani. Nello sguardo di due bambini di età diverse -fotografati in primo piano- attratti dal volo degli aeroplani, si legge curiosità, innocenza e stupore, ma anche bramosia di possesso. Un terzo bambino ha in mano un piccolo aeroplano di carta. Lo tiene stretto, quasi a volerlo preservare dalle minacce esterne, esattamente come fa l’adulto nei confronti del bambino. Questa installazione di Sandro Mele è il prologo della mostra Ludica, incentrata sul gioco come chiave di accesso a tematiche esistenziali.
Sandro Mele (Melendugno – Lecce, 1970) e Marco Bernardi (Roma, 1969) si conoscono a Venezia, ai tempi dell’Accademia di Belle Arti, dove si diplomano nel 1994. Corrado Sassi (Roma, 1965) studia fotografia a New York, dove vive quando non è a Roma. Anche la formazione di Claudio Martinez (Roma, 1968) è legata al “terzo occhio”, con un diploma di maturità presso l’Istituto di Stato per la Cinematografia e la Televisione come fotoreporter e fotografo di scena. Per Mele la fotografia è un mezzo per creare legami fra le persone. “Lavoro sempre a strati.” spiega l’artista “Fotografo, poi incollo la stampa fotografica sulla tavola e passo le colle. L’ultimo intervento è con le terre, per consumare l’immagine”.
Scendendo i gradini irregolari della galleria, in un succedersi di cunicoli e ambienti che si incastrano – sempre accompagnati dalle musiche dei Minimono – ci si imbatte nella scultura/giocattolo di Marco Bernardi, da sempre attratto dal tema degli archetipi. Il trenino generazionale è ideato per muoversi secondo una traiettoria circolare, avanti e indietro su un binario metallico. I vagoni sono parallelepipedi su cui poggiano cubi di resina trasparente in cui sono intrappolati calchi in miniatura di teste maschili e femminili, di ogni età, dal vecchio ai neonati gemelli. A guidare il convoglio é una locomotiva sormontata da un’antenna con un triangolo in cui è inscritto un occhio. Che sia un supervisore divino?
La lettura del gioco che propone Sassi, nella sala attigua, è un’immagine “classica”, di gusto quasi ottocentesco. Una visione fotografica serena e rasserenante in cui l’artista interviene con campiture di fili di lana colorati. Una stampa che, insomma, diventa arazzo. Il gioco sta anche nei titoli delle due opere, La vita è bella! con un punto esclamativo che ripropone il gioco dell’oca e Bella la vita? – con un punto interrogativo – lo scorcio di un giardino pubblico in cui due bambini giocano all’ombra di un albero, mentre un getto d’acqua bagna la scena. Ultima tappa del percorso è il cubo luminoso, realizzato da Claudio Martinez e Marco Bernardi, all’interno del quale –visibile solo attraverso una fessura orizzontale– il video proietta una bambina che gioca a nascondino. Vista di spalle, contro un muro, conta da 1 a 99, finché, quando lo spettatore si è avvicinato abbastanza, scatta il sensore, lei si volta e, puntando il dito, dice: “Tana”! Impossibile sfuggire al coinvolgimento.
“Nessuno potrà arrivare a fare una “tana libera tutti”, chi è preso è preso… per sempre… basta!” – spiega Martinez – “Per chi osserva l’effetto è quello di essere stati scoperti e quindi colpevoli. Colpevoli per esserci avvicinati troppo, per voler vedere di più.”
manuela de leonardis
mostra visitata il 7 marzo 2005
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Niente da dire sui contenuti dell'articolo ma, guardando le date di nascita, mi chiedo : se quella è la generazione di mezzo qual'è l'ultima?