Categorie: roma

fino al 20.X.2007 | Zhang Huan | Roma, Galleria Lipanjepuntin

di - 26 Settembre 2007
Dagli anni ’60, la performance è stata utilizzata per ragioni molto eterogenee e con scopi assai diversi. Se Joseph Beuys voleva esasperare un potere sciamanico, Hermann Nitsch rendere pubblico un disagio privato e Oleg Kulik, Marina Abramovic o Gina Pane esprimere una protesta politica, sociale o di genere, si deve distinguere nel misticismo e soprattutto nella spiritualità delle azioni di Yves Klein un atteggiamento che giunge fino ai nostri giorni attraverso l’attività del cinese Zhang Huan (An Yang City, 1965). Nel 1994, entrando completamente ricoperto di miele e olio di pesce in un fetido bagno pubblico di Pechino, l’artista si faceva assalire per un’ora da mosche e cattivi odori, esponendo il proprio corpo nudo come campo di resistenza estrema. Un’attività comunicativa, la performance, che gli permette di rispondere alla mancanza di mezzi e alla necessità di sfuggire alla rigidità del governo del suo Paese.

Due anni fa, in concomitanza con la diffusione mondiale dell’arte contemporanea cinese -non sempre senza forzature- spirali di cultura, riti e concezioni filosofiche convergevano in un’esperienza performativa nel centro di Roma, all’interno del cortile di Palazzo Nuovo, nei Musei Capitolini. La manifestazione, inserita nell’ambito della rassegna The Season curata da Gianluca Marziani per la galleria Pack di Milano, si svolse nello spazio che conserva la più antica collezione al mondo di scultura greca e romana. Huan presentò la complessità trascendentale di azioni che lo vedevano unico protagonista o “direttore d’orchestra” al centro di un vasto gruppo. Azioni ove Oriente e Occidente venivano raccolti in un unicum concettuale, e che ora divengono anche una mostra fotografica intitolata My Rome.
Attraverso la fisicità dei suoi progetti, la memoria raggiunge una dimensione universale, dove il rispetto, la comprensione e la pacifica convivenza trascendono la religione, l’etnia o il Paese al quale sono maggiormente legati. Le frontiere politiche, sociali e temporali si fanno labili davanti al performer cinese che, posizionato tra le statue, resta immobile nell’attesa di muoversi, mettendo in una nitida armonia il corpo chiuso e statico di certa storia e l’anima aperta e dinamica di cert’altra cultura.

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dal 13 settembre al 20 ottobre 2007
Zhang Huan – My Rome
Galleria Lipanjepuntin
Via di Montoro, 10 – 00186 Roma
Orario: dal martedì al sabato 12–20 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: +39 0668307780; fax +39 0668216758; roma@lipuarte.it; www.lipanjepuntin.com

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  • Qualcun altro nel 2000 o 2001 ,fece una performance con una body builder che faceva bolle di sapone nella casa di un noto curatore..ma non ricordo chi.

  • Ma che razza di recensione è questa?
    Per la prima volta un performer contemporaneo entra nel più importante museo del mondo facendo bolle di sapone e parli di "unicum" concettuale? non è che forse Zhang Huan sta dicendo che i nostri marmi di 2000 anni per lui valgono come una bolla di sapone? Questa performance è stata quanto di più vicino a uno scontro frontale tra la nostra cultura e quella orientale ci sia mai stata dai tempi di Alessandro Magno!!! La cultura e la storia se private di vita sono vuote...come questa recensione appunto.

  • o forse vuole dire semplicemente che le frontiere che provocano le guerre e le differenze dovrebbero poter sciogliersi come le bolle di sapone trovando un unicum concettuale e soprattutto di fatto trascendendo un evitabile scontro frontale...

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